lunedì 8 gennaio 2018

pag. 18 di una vita di A. Appelfeld

 





 
Solo a meta degli anni Cinquanta le frasi iniziano a finire uniformemente in ebraico. Per i miei amici adottare la lingua fu probabilmente più semplice: si staccarono dalla memoria e si costruirono una lingua che era tutta qui, solo qui. In questo senso, e non solo in questo, furono i figli fedeli di quegli anni: eravamo venuti in Israele per costruire ed essere ricostruiti.  'Costruire ed essere ricostruiti' era interpretato dalla maggior parte di noi come una rimozione della memoria, come un cambiamento totale e la costruzione di un legame con questo lembo di terra; ciò che veniva definito, in altre parole 'una vita normale''.
 
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In quegli anni la lingua era concepita come qualcosa di essenzialmente meccanico: apprendi le parole ed avrai appreso la lingua. Questo approccio meccanico,  che mirava a radicarti dal tuo mondo per trapiantart in un altro, nel quale avevi solo un debole appiglio, questo approccio vinse, bisogna ammetterlo ma a che prezzo: l'annientamento della memoria e l'appiattimento dell'anima.

AHARON APPELFELD - STORIA DI UNA VITA.

2 commenti:

  1. Cara Luigina, questo post lo trovo molto interessante!!!
    Ciao e buon pomeriggio con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. Grazie della tua segnalazione, correrò in libreria x acquistarlo! Buona giornata a te..

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