domenica 23 maggio 2010

Vincent Van Gogh -

LETTERE AL FRATELLO THEO

'Oggi stesso probabilmene comincerò l'interno del caffè dove abito, visto di sera con la luce a gas.



E' quello che chiamano qui un "caffè notturno" (sono abbastanza frequenti), e restano aperti tutta la notte. I "nottambuli" ci possono trovare un asilo quando non hanno di che pagarsi un alloggio o quando non sono troppo ubriachi per essere ammessi. Tutte le cose, la famiglia, la patria sono forse più incantevoli nell'immaginazione per noi che ce la caviamo abbastanza bene senza patria e famiglia, che non nella realtà. A me sembra di essere un viandante diretto a una qualche destinazione. A ben vedere questa destinazione non esiste, eppure mi sembra ben pensato e vero. Il proprietario del bordello quando sbatte fuori della porta qualcuno, ha una logica simile, e lo so che ragiona bene e che ha sempre ragione. E intanto alla fine della carriera avrò torto. Pazienza. Scoprirò allora che non soltanto le belle arti, ma anche il resto non erano che sogni, che noi stessi non eravamo nulla del tutto. Ma se siamo così leggeri, tanto meglio per noi, perché niente si oppone allora a una possibilità illimitata di esistenza futura'. Vincent Van Gogh, ARLES 6 agosto 1888

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