sabato 20 febbraio 2010

Omelia del giorno 21 Febbraio 2010 di Mons. Riboldi

Omelia del giorno 21 Febbraio 2010
I Domenica di Quaresima (Anno C)
QUARESIMA: occasione divina per cambiare vita

Abbiamo lasciato alle spalle, con il Carnevale, - almeno spero - la farsa che il mondo ci invita a celebrare, con una spensieratezza che vorrebbe forse per un momento dimenticare le difficoltà di ogni genere che stiamo attraversando.

Ci accorgiamo che è necessario un vero cambiamento, non nelle cose, ma nella vita.

Quante volte si sente affermare: 'Così non va', riferendosi ai fatti quotidiani, che appaiono sul quadro della storia; occorre una profonda 'inversione' di rotta.

Confesso che, ogni volta annuncio con la Chiesa; che entriamo nella santa Quaresima, ho come un senso di sbigottimento, quello che viene dal pensare che, l'infinito Amore, il Mistero della morte e resurrezione di Gesù - sostanza della nostra vita di fede - possa disperdersi nel nulla, come le notizie di poco conto: quelle che si sentono di sfuggita dai mass media e che non ricordi nel giro di pochi minuti, a meno che non sia una notizia che ti ferisce profondamente. E sono tante le notizie che feriscono o indignano - e così deve essere - osservando quanto avviene attorno a noi, nel mondo.

"Il mistero pasquale - avverte la Chiesa - risplende al vertice dell'anno liturgico. Il tempo di Quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua; la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del mistero pasquale" (Messale n. 27).

C'era un tempo in cui il periodo della Quaresima era accompagnato da una continua catechesi, come a ricordare i principi della vita cristiana e a questi conformare la nostra vita. Non solo, ma c'era in tanti la volontà del cambiamento, facendo piccoli o grandi gesti di digiuno, segno della penitenza, che seguiva la catechesi. Si voleva, insomma, dare alla vita, tramite questo tempo prezioso, il senso giusto, correggendone la traiettoria.

Non bastava, e non basta, lamentarsi che 'così non può durare': per il bene di tutti, per la nostra gioia interiore, occorre decidere e fare dei giorni di Quaresima, un tempo di revisione seria della propria vita, alla luce della Parola e con atti significativi, che devono condurci ad una vita davvero 'da risorti'. Gesù, come ripercorrendo i passi della nostra storia, dalla creazione, accetta di essere 'tentato' da satana, ossia di mettere alla prova la propria fedeltà al Padre.

Così, nel Vangelo di oggi, l'evangelista Luca racconta quei momenti drammatici:

"Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto, dove per quaranta giorni fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: 'Se tu sei il Figlio di Dio, dì a queste pietre che diventino pane. Gesù gli rispose: 'Non di solo pane vive l'uomo'.

Il diavolo lo condusse in alto, mostrandoGli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: 'Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri davanti a me, tutto sarà tuo. Gesù gli rispose: 'Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, Lui solo adorerai'.

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: `Se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù, perché sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano, e anche: Essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra. Gesù gli rispose: 'E' stato detto: Non tenterai il Signore tuo Dio'.

Dopo aver esaurito ogni specie di tentazioni, il diavolo si allontanò da Lui". (Lc. 4, 1-13)

Gesù era all'inizio della sua missione, ma si prepara all'altissimo compito di salvarci, affidandosi al digiuno nel deserto e al colloquio continuo con il Padre. É la Sua Quaresima. Alla fine, come a mettere alla prova Gesù e la Sua stessa fedeltà al Padre, interviene il demonio, tentandoLo, come fece con i nostri progenitori e come fa con noi sempre,

In fondo satana fa leva sulla nostra debolezza, che è orgoglio, voglia di non dipendere da alcuno, per fare spazio solo a noi stessi e, quindi, cedere a quello che più ci attira.

Ricordiamo la storia della tentazione all'origine. Una vicenda che si perpetua nel tempo dell'umanità, è la nostra ogni giorno, e che Gesù ha voluto provare, mettendosi nei nostri panni... con la differenza che noi cediamo, Gesù ne esce trionfatore. É la risposta a satana che i Cristiani di sicura fedeltà a Dio, i santi – e siamo chiamati tutti ad esserlo, e tanti già lo sono – sono sempre chiamati a dare a Dio.

Come con Gesù, satana – il serpente - così fece le sue proposte o tentazioni, secondo il testo biblico: "Il serpente era il più astuto degli animali selvatici che Dio, il Signore, aveva fatto. Disse alla donna: 'Così Dio vi ha detto di non mangiare nessun frutto degli alberi del giardino. La donna rispose al serpente: 'No, noi possiamo mangiare i frutti degli alberi del giardino. Soltanto dell'albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: Non mangiatene i frutti, anzi non toccatelo, altrimenti morirete!: 'Non è vero che morirete – disse il serpente – Anzi, Dio sa bene che se ne mangerete i vostri occhi si apriranno, diventerete come Lui, avrete la conoscenza di tutto'. La donna osservò l'albero: i suoi frutti erano certo buoni da mangiare, erano una delizia per gli occhi, era affascinante per avere quella conoscenza. Allora prese il frutto e ne mangiò. Lo diede anche a suo marito ed egli lo mangiò. I loro occhi si aprirono e si accorsero di essere nudi. Perciò intrecciarono foglie di fico intorno ai fianchi.

Ma verso sera l'uomo e la donna sentirono che Dio, il Signore, passeggiava nel giardino.

Ma Dio, il Signore, chiamò l'uomo e gli disse: 'Uomo, dove sei?. L'uomo rispose: 'Ho udito i tuoi passi nel giardino. Ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto'. Gli disse: 'Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai mangiato il frutto che ti avevo proibito di mangiare?: L'uomo gli rispose: `La donna che mi hai messo al fianco, mi ha offerto quel frutto ed io l'ho mangiato'. Dio, il Signore, si rivolse alla donna: 'Che cosa hai fatto?: Rispose la donna: serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato'." (Gen 3, 1-14)

È l'eterno duro confronto tra il nostro egoismo e l'amore. Nella vicenda dei progenitori si evidenzia la presenza della tentazione del maligno, che cerca di sviarci nelle nostre scelte di vita, portandoci ad una netta disobbedienza e al rifiuto del Padre.

Con Gesù si hanno le giuste risposte a satana, che dovrebbero essere sempre le nostre.

Per avere in cambio che cosa? Alla fine gli Angeli si affiancarono a Gesù e gli offrirono il pane... ma se si segue la strada dei nostri progenitori, c'è solo l'abisso del voltare le spalle a Dio, per voler dare spazio al nostro orgoglio, e, alla fine,... sentirci nudi!

Sappiamo tutti che oggi, come sempre, sono tante le tentazioni che satana sa offrire. È davvero aria di tentazioni anche la nostra: voglia di potenza, voglia di ricchezza, voglia di affermarsi a costo di mandare a brandelli la nostra dignità e la serenità del nostro animo. Paghiamo caro, usciti dall'Eden, l'errore di avere ceduto.

Affermava Paolo VI, la preziosa guida delle nostre riflessioni:

"Noi parliamo di noi stessi come se fossimo padroni della nostra vita e non soltanto responsabili del suo impiego. Parliamo del mondo come se fosse nostro, e non avesse altri rapporti interessanti che quelli che noi creiamo con la nostra conoscenza e conquista. Il senso che abbiamo di noi stessi ci appaga, anche se è privo di valori e di Dio. Siamo egoisti e perciò orgogliosi e presuntuosi. Se avessimo il senso delle proporzioni vere dell'esistere, comprenderemmo la piccolezza nostra e la grandezza di Dio, sospesi tra il nulla della nostra origine e il tutto che potremmo costruire". (1961)

Ma ci vuole un continuo controllo di noi stessi o, se vogliamo, una solida difesa della nostra meravigliosa vocazione alla bellezza di Dio, che faccia da scudo alle tentazioni di ogni tipo che ci assediano. Per questo la Quaresima diventa tempo di preghiera, di fare della Parola di Dio il nostro pane e abituarci alla penitenza o mortificazione.

Ricordiamocelo: se non moriamo a noi stessi, è impossibile risorgere con Gesù.

Rifletteva don Tonino Bello: "Oggi la gente digiuna per ottenere un posto, un diritto di cui è stato spodestato. Non digiuna più per santificare un periodo sacro come la Quaresima. Che sia il nostro un digiuno di profezia. Astenetevi non tanto da un pasto, ma dall'ingordigia, dal sopruso, dalla smania di accaparramento. Più che privarvi di un piatto, privatevi del lusso, del superfluo: ci vuole più coraggio. E più che non toccare il pane, condividete il pane, condividete il pane con i disperati senza numero che vi stanno attorno".

Voglio augurare a tutti i miei amici un santo cammino di Quaresima, che ci accosti di più al Bene di Dio, prendendo le distanze da noi stessi: è l'unico modo per resistere alle tante tentazioni che il mondo ci offre. Buona Quaresima.

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
email: riboldi@tin.it

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