domenica 27 dicembre 2009

Omelia del giorno 27 Dicembre 2OO9 di Mons. Riboldi




Omelia del giorno 27 Dicembre 2009
Sacra Famiglia (Anno C)
Festa della Sacra Famiglia


La Chiesa giustamente in questo clima natalizio celebra la festa di quell'irripetibile famiglia, che era la famiglia di Gesù. Commuove anche solo pensare come il Figlio di Dio abbia voluto sperimentare quello che per noi è vocazione e luogo di crescita o, a volte, di difficoltà: la famiglia.

E come a descrivere le difficoltà, S. Luca racconta la prima esperienza del bambino Gesù, che si fa adolescente e mette in difficoltà i genitori – come accade in tante nostre famiglie.

"I genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando Gesù ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo, secondo l'usanza, ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti e, non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: 'Figlio perché ci hai lasciati così? Ecco tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo.' E Gesù rispose: 'Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?. Ma essi non compresero le sue parole Partì dunque con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. e Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc. 2, 41-52).

Sorprende questo brano evangelico, in cui l'evangelista mette a nudo un momento difficile, ma necessario, della Sacra Famiglia, dandoci così una testimonianza di quello che dovrebbe essere lo spirito, la bellezza e la natura della famiglia.

Sappiamo molto bene come oggi, proprio la famiglia, sia al centro del più vile attacco.

Tutti noi, credo, conserviamo ricordi della vita in casa, forse anche alcuni spiacevoli, ma necessari per la crescita. Siamo nati, cresciuti, siamo stati amati, educati da mamma e papà e ci erano cari, erano credibili, non solo perché ci avevano dato la vita, ma perché ci accompagnavano come sicure guide in quel cammino di cui, da bambini e fanciulli, sapevamo nulla.

Era come un addestrarci ad affrontare speranze e difficoltà, che avremmo incontrato nella vita e, quello che stava loro a cuore (almeno in tante famiglie) era di essere maestri di quella vita che, domani, avremmo dovuto affrontare responsabilmente.

Sappiamo e siamo profondamente addolorati, di come troppi rinuncino al bene della famiglia, preferendo quelle che si definiscono 'coppie di fatto', che, libere da vincoli ufficiali e, soprattutto prive della grazia del sacramento del matrimonio, che dovrebbe assicurare la fedeltà e la bellezza dell'unione, fanno della convivenza una mera esperienza personale.

O la terribile piaga del divorzio, dove l'amore, che non dovrebbe mai conoscere la parola fine - sempre che lo si sappia coltivare, sostenuti dalla Grazia - a volte sparisce per un nulla, lasciando un vuoto negli sposi e soprattutto nei figli.

Forse non ci rendiamo conto del disorientamento educativo dei figli, che assistono, senza poter far nulla, a una divisione, che poi cerca di riformarsi con un altro 'papà o mamma'.

Difficile per i figli vedere nella nuova inquilina o inquilino...una mamma o un papà. ..e da qui tanti sbandamenti di figli.

La Chiesa sta da sempre ponendo la sua attenzione, cura ed istruzione per il matrimonio e la famiglia. Ma se non c'è un vissuto di fede, prima, difficilmente quello che si cerca di dire e far comprendere porterà frutti.

C'è nel Vangelo di oggi anche un particolare che credo sia stata l'ispirazione dell'Evangelista, ossia l'atteggiamento di Gesù che quasi si svincola dalla famiglia, affermando il primato della sua vocazione o missione, e che è in fondo la ragione di ogni vita e che nessuno può modificare, ma è compito dei genitori educare.

`Non sapete che sono venuto per le cose del Padre mio?.

Dovrebbe essere compito dei genitori educare, favorire questa ragione della vita del figlio, che è il domani in cui il figlio dovrà seguire la strada di Dio.

Mamma e papà - lo ricordo con commozione - pensavano a donarmi, da fanciullo, una formazione integralmente cristiana. Non interferivano mai nel mio domani. E quando misteriosamente nella mia vita irruppe il desiderio di una vocazione, che era consacrazione a Dio nella vita religiosa e sacerdotale, - avevo come Gesù 12 anni - lo manifestai loro, che mi invitarono a pregare, perché quella vocazione non era uno scherzo della fantasia, ma un impegno serio da assumere con responsabilità. Quando decisi di allontanarmi - anche se sentivo dentro un grande dolore nello staccarmi dai miei - mi accompagnarono anche loro con tanto dolore, come quello di Maria, ma mai si misero di traverso. A loro devo dire un grazie infinito.

Offro alle famiglie che mi leggono quanto dice S. Paolo scrivendo ai Colossesi:

"Rivestitevi, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
Al di sopra di tutto vi sia la carità che è il vincolo della perfeziona
E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete chiamati in un solo corpo.
E siate riconoscenti.
La parola di Cristo dimori in voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate in parole e in opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di Lui grazie a Dio Padre.
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.
Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse.
Voi, figli, obbedite ai genitori, in tutto: ciò è gradito al Signore.
Voi, padri, non inasprite i vostri figli, perché non si scoraggino." (Lettera ai Colossesi 3, 12-21).


Una vera divina regola di vita per le famiglie, su cui misurarsi con l'aiuto della Grazia. Preghiamo:
"Signore, grazie per la famiglia che ci hai dato,
per l'amore che abbiamo ricevuto e che impariamo a donare ogni giorno.
Ti preghiamo per tutti i genitori, perché, alla scuola della Sacra Famiglia di Nazareth, imparino a cercare il vero bene dei figli
e ad accompagnarli nella ricerca della loro strada.
Ti affidiamo tutti i figli, perché riconoscano l'amore dei genitori,
siano docili ai loro insegnamenti,
custodiscano nel cuore la loro testimonianza".

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
email: riboldi@tin.it

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