domenica 22 novembre 2009

da www.atleticaweek.it


 da http://www.atleticaweek.it/

Impariamo dal rugby
di Cesare Monetti

Una copertina e una pagina dedicata al rugby in un giornale dell’atletica. No, non sono diventato matto. E’ il minimo del riconoscimento per quanto l’evento di San Siro ci ha insegnato in questa settimana che ha visto gli All Blacks giocare contro l’Italia. Conosco bene il mondo del rugby, sia per aver giocato questo nobile sport per tanti anni, sia perché lo seguo come giornalista. Mii trovo spesso nell’inevitabile raffronto tra il mondo dell’atletica leggera e quello della palla ovale. In certi punti assai distante, in certe sfumature molto ma molto simile. Con Marco Ermocida abbiamo voluto approfondire e capire quanta atletica c’è nel rugby, come fanno questi ‘bestioni’ da 100 e passa chili a correre, spingere, placcare e prendere botte per ottanta minuti. Abbiamo cercato di risolvere il dilemma che esiste da sempre: un giocatore di rugby è più mezzofondista o sprinter? Nella storia tanti rugbisti sono diventati formidabili atleti quattrocentisti o giù di lì capaci di vincere gare d’eccellenza. Tra questi anche Marcello Fiasconaro che da buon sudafricano ha trascorsi nel rugby. E’ stato un grande evento questo Italia-All Blacks, mai si è parlato così tanto di rugby sui media e dunque è stato per il modesto mondo della palla ovale una grandissima pubblicità. Degli 80mila presenti a San Siro forse neanche la metà conoscevano le regole di un gioco che, essendo nato nelle università inglesi, non sono di facile assimilazione. La restante metà forse da oggi almeno saprà cosa è una vera partita di rugby. La domanda è: perché in Italia non si può creare un meeting di atletica che riempia uno stadio da 80mila posti? C’è stata la palese dimostrazione che quando il nome di richiamo c’è, quanto l’evento merita, la gente va allo stadio volentieri e compra un biglietto anche costoso. E’ successo con Tomba nello sci dove un posto nel parterre d’arrivo costava tanti quattrini, accade ora con Valentino Rossi al Mugello. Nel podismo c’è la dimostrazione che si spendono 2mila euro per correre una maratona di New York e poi non si è disposti a spendere un euro in più di tassa o si sta purtroppo a guardare quanto costa una tale gara facendo fare una guerra al ribasso agli organizzatori che vivono tra forti difficoltà economiche. E’ brutto constatarlo e mi spiace ammetterlo, la nostra mentalità è veramente piccola e di basso livello. Impariamo dal rugby che con grandi sforzi dei dirigenti e senza alcuna vittoria in campo della nazionale, (la similitudine alle zero medaglie di Berlino è più che lecita), sta provando ad uscire dal campanilismo delle piccole province per diventare una potenza mondiale. Nell’atletica dobbiamo provare a ragionare più in grande. Si inviti dunque a correre in Italia il solo nome che in questo momento può riempire uno stadio di atletica: Usain Bolt. E allora il suggerimento è alle Istituzioni pubbliche milanesi perché si investa e si porti Usain Bolt alla Notturna di Milano così da riempire l’Arena come non mai. Sono sicuro che ci sarebbe il pienone con i biglietti anche a decine di euro. Che grande pubblicità sarebbe per tutta l’atletica italiana? Quanti bambini vorrebbero provare a correre in pista il giorno dopo? L’Arena risulterebbe fin troppo piccola, dimostrando la totale assenza di impianti sportivi a Milano, ma questa è tutta un’altra storia…

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