lunedì 9 novembre 2009

da Messaggero di Sant'Antonio -

CRUX ET IGNIS, CROCE E FUOCO di Mons. Bregantini

Mentre scrivo questa testimonianza, sul mio tavolo ho un vasetto di miele confezionato dalle suore di clausura di Faifoli (Campobassa). Il dono è accompagnato da un minuscolo bigliettino sul quale è scritto, in latino, il nome del luogo di preghiera delle monache. Crux et Ignis. Due parole, croce e fuoco, sigla di un messaggio antico che esse - eremite carmelitane nel solco dell'antica Osservanza - hanno raccolto dalle labbra di san Celestino V, il famoso Papa che per virtude (e non per viltade, come scrisse Dante), fece il gran rifiuto. Il suo 'logo' era fatto di una croce attraversata da una grande 'S': la croce raccoglie la sua e la nostra croce, mentre la grande 'S' è il simbolo dello Spirito Santo, cioè l'Ignis, il fuoco, l'Amore. Crux et Ignis: percorso di fede e virtù, che evidenzia il cmmino dell'anno celestiano. Com'è noto, infatti, quest'anno ricordiamo la nascita di Celestino, posta da tanti storici nel 1290. Così, dopo otto secoli, il santo riemerge dalle tenebre di quel versetto dantesco che lo descrive in modo paurosamente riduttivo. Di certo, infatti, non è stato vile ma, anzi, virtuoso perché ha saputo prendere su di sé la croce dell'obbedienza eroica a una Chiesa che non sapeva trovare pace.


da Messaggero di Sant'Antonio - Nov. 09

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