sabato 26 settembre 2009

da I Classici dell'Arte - Van Gogh


I girasoli sono uno dei soggetti più celebri di Van Gogh, nonché uno dei suoi preferiti, rappresentati durante il periodo di Arles in oltre dieci versioni. L'artista elaborò con essi un'idea completamente nuova della natura morta, trasformandola, da un lato, in elemento decorativo, dall'altro, si potrebbe dire, con un gioco di parole, in 'natura viva', in visione piena di energia.
Vincent aveva cominciato a dipingere vasi di fiori sotto l'influsso delle opere di Adolphe Monticelli, un artista vicino a Delacroix, la cui cromia accesa e fresca aveva particolarmente colpito il pittore olandese. I suoi girasoli, però, si trasformano in una sorta di immagine eterna, pregnante, ben diversa dalla fuggevolezza delle tradizionali nature morte. Van Gogh faceva ricorso anche al suo studio delle stampe giapponesi, da cui avevo appreso l'uso di compiture di colore piatte, bidimensionali, che rendono le forme silhouettes, sagome ornamentali. Il contorno marrone tracciato intorno al vaso e a separare la parete di fondo dal tavolo o pavimento, ha proprio tale funzione, quella di rendere le masse leggere e quasi elementi di un collage. Diverso è il discorso per i fiori: se Vincent usa un tipo di pennellata 'a cellette' per vaso e fondale, rappresenta i girasoli attraverso tocchi più mobili, che seguono l'andamento di petali e foglie. I fiori acquistano in tal modo personalità, si animano, caricandosi di un significato simbolico, metafora della vitalità della natura.
Il quadro è giocato sull'accordo di due colori, il vverde delle foglie e, in una tonalità più chiara, dello sfondo e il giallo del piano di appoggio, del vaso, dei fioiri: il risultato è un'immagine vivace e gioiosa. Vincent aveva ideato la serie di tele come decorazione per 'lo studio del sud', l'atelier di lavoro in comune con Paul Gauguin, che avrebbe dovuto portare alla creazione di un'arte nuova e potente.

da I Classici dell'Arte - Van Gogh Rizzoli/Skira Corriere della Sera

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