lunedì 13 luglio 2009

Il tesoro del Mancino - da Messaggero di Sant'Antonio


Tanto tempo fa due ladri si ritrovarono in prigione. Il Mancino era un ladro incallito e ormai vecchio che doveva espiare le sue colpe sul patibolo. Ammazzadiavoli era un giovane ladruncolo senza paura che di lì a poco sarebbe stato liberato. Il vecchio ladro parlava spesso nel sonno di un tesoro nascosto e Ammazzadiavoli ogni notte lo ascoltava diventando via via più curioso. Una sera che il Mancino stava male, il giovane lo convinse che ormai, senz'ombra di dubbio, era arrivato il momento del trapasso e, con la promessa di restituire il maltolto e di far celebrare molte messe in suo suffragio, lo persuase a svelare il luogo dove era nascosto il tesoro. Il Mancino si lasciò convincere : "Dovrai camminare per sette leghe in tutte le direzioni finché non troverai un paese con una colombaia, conta settanta passi e arriverai a una chiesa. A sette pertiche di distanza troverai un fico. A sette braccia d'altezza c'è un chiodo piantato tra i rami. Proprio sotto quel punto devi scavare per sette spanne in profondità e troverai un bauletto. Lì c'è il tesoro!". Il Mancino fu estremamente preciso nella descrizione e mentre elencava nel dettaglio la refurtiva, gli occhi di Ammazzadiavoli, brillavano di cupidigia! Il mattino seguente il giovane fu liberato e, armato di una pala, partì alla ricerca del tesoro. Dopo una lunga ricerca trovò il paese, la colombaia, la chiesa, il fico, il chiodo e finalmente cominciò a scavare pensando a quel poveretto del Mancino che, ingenuo, gli aveva svelato il suo segreto. Scavava e scavava con frenesia, deciso a non mantenere nessuna delle promesse fatte al vecchio. Si sarebbe tenuto il tesoro e addio messe di suffragio.Finalmente trovò il bauletto e lo aprì..ma nulla, era vuoto. Lo girò e lo rigirò.Del tesoro nessuna traccia. Ammazzadiavoli rimase per ore impietrito davanti alla buca, poi, quando si riprese, scomparve nella notte maledicendo il Mancino. Si racconta che il vecchio ladro morì poco dopo ridendo di gusto per la burla che aveva tirato a un avido credulone.


tratta dal libro Favoleggiando di Carla Boroni, edizioni La Compagnaia della Stampa, Massetti Rodella Editori.

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