sabato 11 luglio 2009

Articolo da Messagero di Sant'Antonio -

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L'AQUILA, CITTA' DI SPERANZA - di G.Carlo Bregantini

Gli occhi nostri si sono frequentemente rivolti a L'Aquila in questi mesi. E ancor più accadrà nei mesi estivi, perché non si può andare in ferie senza porsi nel cuore la domanda di come si vive nelle tende dell'Abruzzo ferito dal sisma del 6 aprile. Questa situazione si chiede di condividere al sofferenza, ma soprattutto di alimentare la forza della speranza nelle popolazioni colpite. Poiché di speranza, oggi, c'è immenso bisogno. Ecco perché, già prima del sisma, come vescovi dell'Abruzzo-Molise (regioni distinte sul piano amministrativo-politico, ma riunite in una sola regione ecclesiastica? abbiamo lanciato l'Anno Celestiano, prendendo spunto dalla biografia di san Celestino V, Papa, che proprio a L'Aquila era molto legato. Celestino nacque nel 1209 in Molise, dove trascorse anche la giovinezza, alla ricerca di una perfezione di vita nella forma dell'eremitismo. L'Anno Celestiano inizierà alla fine di agosto, in coincidenza con la famosa Perdonanza celestiana, un'iniziativa di pacificazione che proprio all'Aquila fu avviata da Celestino quando fu eletto Papa, il 29 agosto 1294.

L'Anno Celestino ci ricorderà la presenza spierituale del santo e la forza interiore che egli ha sempre instillato in chi lo incontrava. Del resto, tutti hanno notato la grande dignità del popolo abruzzese di fronte alle sventure del terremot. Ma da dove può venire questa dignità, se non da quelle radici spirituali che la città de L'Aquila ha sempre custodito? Radici di cui fanno parte anche i santi. Qui, infatti, oltre alle reliquie di san Pietro Celestino sono venerate anche quelle di san Berbardino, morto all'Aquila il 20 maggio 1444, durante una predicazione il cui scopo era proprio la pacificazione tra opposti partiti. Ben diversi erano i due santi. Piccolo e minuto, piuttosto dimesso ma forte nel cuore, Pietro da Morrone (Celestino). Alto e deciso, con una voce imponente e parole di fuoco, Bernardino da Siena. Un santo che solcò l'Italia quattrocentesca attaccando la crescente borghesia, avida e rapace, fatta di "sensali iniqui". Giocando sulle parole, san Bernadino, sulla scia dei santi eremti, chiamava queste persone "senz'ali", cioè incapaci di volare, di correre verso il cielo, perché troppo attaccate alle cose della terra; gente con ideali meschini, senza entusiasmo e senza valori.

Monito anche per noi, soprattutto in campo educativo. Noi, che spesso riempiamo i nostri givani di cose, svuotandoli di cielo. Che li subissiamo di reg-ali ma li priviamo di ali. E invece le ali e non i reg-ali sono la risposta alla fatica del vivere di oggi; ali che si fanno ide-ali, in un gioco linguistico che diviene proposta formativa elevata, che vede coinvolte sempre di più le figure dei santi. Ecco perché, ai giovani, io chiedo sempre: "Quali libri avete sul comodino?" E dalla risposta comprendo il taglio della loro vita. Se custodiscono un libro di poesie e il vangelo, il loro cuore volerà in alto. Se hanno la vita di un santo, nulla potrà far loro paura: perché c'è bisogno della misura alta della santità, anche per ricostruire con speranza una città crollata. L'Anno Celestiano sarà dunque occasione per i nostri giovani di riscoprire il silenzio, la penitenza, il gusto del sacrificio fatto per amore, la gioia del volontariato, gli spazi inediti della preghiera, il primato della coscienza contro le sfide dell'effimero. Tutte le lezioni che giungeranno dagli esempi di san Celestino. E sento che questo farà molto bene anche al Molise, poiché proprio da queste forze interiori si sprigionerà una necessaria fedeltà a questa terra. Riempita non di regali, ma di ali, cioé di ideali che ci faranno volare alto. Ecco l'estata che vi auguro: la condivisione sotto le tende, non dei campeggi ma delle tendopoli abruzzesi, oppure la riscoperta di antichi eremi, dal fascino intatto, perché il vostro cuore possa sempre volare alto.

di G. CARLO BREGANTINI - Arcivescovo di Campobasso-Boiano
Messaggero di Sant'Antonio pag. 65. luglio-agosto 2009

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