domenica 17 maggio 2009

Omelia del 17 Maggio 2009 di Mons. Riboldi


Omelia del 17 Maggio 2009

VI Domenica di Pasqua (Anno B)

Non vi chiamo servi, ma amici

Alle volte, giustamente, la Parola di Dio ci sveglia da uno stile di vita, in cui ci adattiamo, ma che della vita ha perso la parte più bella, direi il senso stesso che Dio ci ha dato creandoci, ossia l’Amore.
Se ripensiamo alla creazione dei nostri progenitori, notiamo che Dio ci ha fatti ‘simili a Sé’: e Lui è l’Amore. Se così è, inevitabilmente, quel ‘soffio’, che Dio ‘ispirò’ in noi, e di cui non possiamo fare a meno, è quello di volerci bene, come ce ne vuole Lui.
Non occorrono tante parole per capire che vivere senza amare e senza essere amati, è come non vivere, peggio, è sopportare la vita come un peso di cui non si capisce la ragione. Eppure tante volte, per molti, è così.
Ci siamo appropriati di un inesistente diritto di fare quello che ci pare in tutto, erigendo l'egoismo come unica legge da seguire.
Ma, oggi, non sappiamo più come nascondere la nostra ripugnanza per tutto il male che ne deriva e pare sommerga, come il fango, tutti gli uomini.
E manchiamo anche della consapevolezza che, se soffriamo questo disagio e malessere, lo dobbiamo proprio al fatto che ciascuno si fa regola dei propri comportamenti.
Quando l'uomo si fa dio, inevitabilmente, costruisce il disordine che soffriamo.
Oggi la Parola di Dio, con forza, ci richiama all'irrinunciabile bene, che è l'amare. Così l'apostolo, 'che Gesù amava', Giovanni, scrive nella sua I lettera:
“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio; chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non è conosciuto da Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il Suo Unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per Lui.
In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato Suo Figlio come vittima di espiazione per i peccati” (Gv I Lettera 4, 7-10).
Incredibile, anche solo pensare, quanto Dio, il Padre, ci ami e quanto, quindi, chieda di amarLo e amarci. Il Suo Amore non è una parola, che a volte è solo suono, vuoto, senza frutto, ma è un Amore che Gli ha richiesto il massimo che si possa donare, ossia il Figlio Gesù, che celebriamo in questo periodo pasquale.
Gesù: l'infinito dell'Amore, fatto Dono con la sua Morte e partecipato a noi con la Resurrezione.
Un vero e grande richiamo alla nostra natura di figli amati.
`Ma come ho mai potuto non accorgermi che Dio mi ama, in tanti anni di vita, in cui per me Dio non esisteva o non meritava attenzione, vivendo così – e me ne accorgo ora – come un cane randagio, che raccoglie la spazzatura della terra? C'è voluto una grande scossa di Dio per svegliarmi dal sonno dì morte in cui giacevo. Ed ora so che tutta la mia vita era un agitare vento, senza un briciolo di serenità e senza la gioia dí essere al posto giusto, che è il Cuore di Dio. Ora non so come ripagare tanto amore, se non versandolo a piene mani su chi mi sta vicino o su quanti Dio mette sulla mia strada. E non faccio che ripetere, giorno per giorno: 'Dio quanto ti amo!' e riversare questo torrente sui fratelli'.
Chi mi parlava così era un grande poeta, don Clemente Rebora, fattosi rosminiano, che viveva come se il pensiero e la vita non avessero più nulla di terreno; ormai tutto aveva fissa dimora in cielo, presso quel Dio da cui si sentiva concretamente amato, verso Cui sentiva gratitudine immensa.
E stare vicino a lui - come è stata la mia esperienza, per alcune estati, alla Sacra di S. Michele -era davvero 'respirare amore, solo amore, tanto amore', perché, se avesse potuto, avrebbe voluto
abbracciare tutti, sapendo che in ciascuno c'è Dio.
E tutti potremmo raccontare questo 'paradiso di amore', perché lo vediamo nelle nostre mamme, in tante persone consacrate, in tantissimi che vivono la serenità anche nelle difficoltà, come se per loro vivere fosse 'essere in braccio a Dio'.
Davvero Dio ha un grande posto tra noi, anche oggi, in cui a molti sembra trionfi la solitudine e l'amarezza di non essere amati.
E davvero il gusto della vita appare, credetemi!
Non c'è giorno in cui gente, che ha bisogno di solidarietà e amore, non venga a farmi visita, per un piccolo aiuto o anche solo per sentire di non essere soli.
Ed è anche quello che tante volte mi scrivono da tante parti del mondo: racconti di vita, in situazioni difficili, che chiedono un aiuto, un segno di partecipazione.
A volte basta quel poco, che posso dare, per trasmettere nuova fiducia.
Quanta sofferenza possiamo alleviare e quanto amore seminare!
Così Gesù ci esorta oggi:
"Gesù disse ai suoi discepoli: 'Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mi amore. Come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se farete quello che io comando. Non vi chiamo più servi, perché il
servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamati amici, perché ciò che ho udito dal Padre mio, l'ho fatto conoscere a voi.
Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri" (Gv 15, 9-17).
Poteva Gesù essere più chiaro nell'affermare la necessità vitale di volerci bene?
Credo sia davvero un volerci fare entrare nella familiarità con Dio, comunicandola tra di noi. Un bene immenso, ma pare che il mondo lo rifiuti o non lo comprenda... e sta male, tanto male! Così la saggezza del grande Paolo VI dipingeva questo malessere del mondo nel 1956 - ma sembra il nostro oggi - in occasione della festa del Sacro Cuore di Gesù:
“In un mondo che va perdendo la capacità di amare, man mano che perde la capacità di conoscere Dio, e facendo l'uomo centro del suo pensiero e della sua attività, divinizza se stesso, spegne la luce della verità, vulnera i motivi dell'onestà e della gioia, noi proclameremo la legge dell'amore che sublima, dell'amore che sale, dell'amore che osa prefiggere a suo termine l'infinita bontà. Risponderemo a Dio con l'offerta del nostro cuore, con l'adempimento del primo e sovrano precetto: quello di amarLa con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente. Sarà la nostra vita un incantevole dialogo con quel Dio, che dopo averci creato, redenti, associati alla Sua Vita, rivolge a noi la fatale domanda che Cristo rivolse a Pietro: 'Mi ami tu?'.
In un mondo che ha deturpato l'amore in tutte le maniere, e ne ha fatto sorgente di indescrivibili bassezze: che ha confuso l'amore con il piacere: che lo ha sconsacrato nell'innocenza, lo ha deriso della sua integrità, lo ha mercanteggiato nella sua debolezza„ lo ha esasperato per renderlo complice della passione e del delitto, in questo mondo noi proclameremo la legge dell'amore che si purifica. Lo rispetteremo negli affetti sacri della famiglia cristiana; lo difenderemo nelle crisi della giovinezza, che al vizio preferisce la virtù; sull'ignavia delle passioni, la virilità del governo di sé; lo educheremo alla visione della bellezza che è nelle cose, ma soprattutto negli uomini, nostri fratelli, perché figli dello stesso Padre.
In un mondo infine, che divora nell'egoismo individuale e collettivo, e crea antagonismi, inimicizie, gelosie, lotte di interessi, l'odio in una parola, noi proclameremo la legge dell'amore che diffonde e dona, che sa allargare il cuore ad amare gli altri, a perdonare le offese, a servire gli altrui bisogni, a sacrificarsi senza calcoli e senza encomi, a farsi povero per i poveri, fratello tra i fratelli, e così creare un mondo di giustizia e di pace. Così Dio ci aiuti".
È davvero un inno all'Amore, chiamato oggi a farsi strada tra gli uomini, perché sappiano conoscere quella Gioia, che Dio ci ha donato, creandoci con e per Amore.
È bello, a questo punto, chiudere la nostra riflessione sul dolce comandamento dell'amore - cosa vi é di più bello che amare ed essere amati? - con la preghiera di Grandmaison:
“Santa Maria, Madre di Dio,
conservami un cuore di fanciullo,
puro e limpido come acqua di sorgente.
Ottienimi un cuore semplice,
che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze.
Ottienimi un cuore magnanimo nel donarsi,
facile alla_ compassione.
Un cuore fedele e generoso,
che non dimentichi alcun bene
e non serbi rancore per alcun male.
Donami un cuore dolce e umile,
che ami senza esigere di essere riamato.
Un cuore contento di scomparire in altri cuori
sacrificandosi davanti al Tuo Divin Figlio.
Donami un cuore grande e indomabile,
così che nessuna ingratitudine lo possa chiudere,
nessuna indifferenza lo possa stancare”.

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
email: riboldi@tin.it

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