domenica 3 maggio 2009

da Atletica week - Il settimanale italiano dell'atletica - Lunedì 27 aprile 2009 - anno 2° - nr. 13









‘Fate correre i bambini malati’

“Polizzi dice che al campo c’è un ragazzo forte. Non mi dice il nome, dice che è il nuovo Totò”

di Cesare Monetti



Partire da Altofonte e conquistare il mondo. Medaglie olimpiche, europee, gare spettacolari, giri e giri di pista in testa al gruppo. Senza tattica, senza calcoli, solo con la voglia di arrivare primo. Vincere. Perché questo sapeva fare Salvatore Antibo, Totò per tutti, con quella sua sicilianità che si portava dentro e che traspirava dai suoi occhi e nella sua corsa sulle piste di tutto il mondo. Totò ancora oggi vince. Ogni giorno, ogni minuto, una continua corsa contro la malattia che l’ha colpito e che lo costringe ad una vita difficile, spesso di rinunce, allietata solo dall’amore per la famiglia, moglie e figli. Epilessia è il verdetto, ‘il piccolo male’ quando nulla si è potuto più nascondere dopo quel 10000 ai mondiali di Tokyo del ’91. Era in testa alla gara, proiettato verso la vittoria con passaggi intermedi sotto il record del mondo. Poi la luce si è spenta d’improvviso, estraniato per qualche secondo a causa del suo male, si è ritrovato all’arrivo ultimo con un notevole ritardo. Antibo oggi non ha un lavoro, vive con un sussidio di 17mila euro che il Coni con la legge Onesti finalmente gli ha passato, all’alba del 2005. Testimonial della Lice (Lega italiana contro l’epilessia) qualche giorno fa è stato a Bari per la presentazione della Bari in Corsa.
Totò, a Bari per un motivo importante. Cosa significa la tua presenza?
Ci tengo che tutti conoscano meglio l’epilessia, non bisogna avere vergogna. Il mio messaggio è chiaro. Dico ai genitori di non chiudere i bambini ammalati in casa. Bisogna farli vivere, all’aria aperta, socializzare, farli divertire, ridere, sognare. Oggi tutti vogliono Totò, sono felice ma non posso accontentare tutti, non posso muovermi con facilità e ho bisogno di tanto riposo.
Com’è la tua vita oggi?
Complicata. Non posso avere la patente dunque anche per ogni minima cosa non posso che chiedere aiuto a mia moglie oppure a parenti o amici e non sempre è possibile. Mi rimane la corsa, quattro volte alla settimana, di mattina. Poi sto con mia moglie e le mie figlie.
Sempre innamorato dell’atletica?
E’ la mia vita. Corro per quaranta, cinquanta minuti. Mai da solo, una crisi epilettica potrebbe arrivare da un momento all’altro e correndo su strada finirei in un secondo sotto una macchina. Mi accompagnano sempre degli amici, in particolare Salvatore Di Matteo. Più che una corsa è una camminata veloce, 7’ al km, 25km a settimana circa. Di più non posso fare, sono troppo debole.
Il richiamo della pista è sempre forte?
Ogni tanto vado al campo di atletica a salutare un po’ di amici, ma mi dovrebbero sempre accompagnare e questo non è possibile. A correre su strada mi sento più libero. Anche se amerò sempre l’atletica.
Segui ancora le gare?
Certamente, però la vera atletica era quella dei miei tempi, non quella costruita di oggi. Quella vera era formata da Lambruschini. Di Napoli, Damilano, Cova, Panetta, dal sottoscritto. Voglio fare i complimenti a Baldini, ma l’Italia non è più quella di una volta. Oggi c’è troppa Africa, e spero che non diventi come in altri sport dove si prendono i keniani e li si fanno diventare cittadini italiani. Questo non deve accadere. Sento spesso ed ho un bel rapporto con Cova, Di Napoli è venuto a trovarmi.
Perché oggi manca una generazione come la vostra degli anni ’80?
I ragazzi non ci sono al campo e non hanno dentro quella voglia di arrivare che ti fa fare i sacrifici. Gaspare Polizzi mi dice in questi giorni che ha un ragazzino forte tra le mani, ma non vuole dirmi il nome, dice che è il nuovo Totò. Polizzi ha nel cuore l’atletica, vive per quella.
Hai mai pensato a quanto avresti potuto ancora vincere nella tua carriera?
Spesso lo faccio. Sarei passato alla maratona, volevo vincere una maratona olimpica e magari quella di New York. C’è che dice che non avrei potuto fare il maratoneta, troppo indisciplinato tatticamente. Ma io sono per lo spettacolo, l’atletica deve essere spettacolo.
Il tuo ruolo per la Lice?
Ho accettato di essere in prima fila solo per i ragazzi, i bambini epilettici che tanto soffrono. I medici dicono che si può fare sport, ma i genitori hanno paura e non li fanno muovere. Non ne vedo il motivo se corrono accompagnati come faccio io. Ci vuole qualcuno che parli sempre con loro durante la corsa, anche solo mille metri. Per tenerli svegli e per soccorrerli nel caso. Però si può fare. E’ anche bruttissimo che spesso i bambini epilettici non possono stare a scuola, è a loro vietato perché se dovesse venire una crisi gli altri ragazzi potrebbero rimanere sconvolti.
A te quante volte succede?
Sono migliorato ma non certo guarito. Sono passato da quindici crisi al mese a sole quattro o cinque. Potrebbero venire ogni istante, anche ora mentre parlo con te. Serve dunque qualcuno che stia sempre con me, che nel caso succedesse mi prenda anche a schiaffi per tenermi sveglio e salvarmi. Uno stress mentale impressionante perché vivi con la paura. Quello che sto sopportando da 19 anni è terribile. Prendo 1200 grammi di medicine al giorno, devo programmare tutto con orari precisi. Anni fa mi stavo anche per operare al Besta di Milano. Un’operazione complicata, parte sinistra del cervello completamente aperta ed una possibilità su dieci di non sopravvivere o rimanere paralizzato. E non sarebbe cambiato neanche tanto, avrei preso comunque almeno 500 grammi di medicine con le crisi che sarebbero arrivate comunque. Ma il professore che avevo conosciuto era un luminare e avrei corso il rischio. La sorte ha voluto che dieci giorni prima dell’operazione questo dottore è morto. Non mi sono fatto più operare, l’ho preso come un segno del destino.
---------------

Barincorsa 2009 – Gara di solidarietà

BARI - L’appuntamento con Barincorsa, quest’anno, avrà un significato davvero speciale: la gara podistica di domenica 3 maggio servirà a sostenere la lotta all’epilessia, attraverso un contributo alla Lice (Lega italiana per la lotta contro l’epilessia). Testimonial d’eccezione della manifestazione, il mezzofondista siciliano Salvatore Antibo, Salvatore ha promesso, durante la conferenza stampa a Palazzo di città: «L’anno prossimo, per l’edizione 2010, correrò a Bari. Ma voglio sin d’ora che al mio fianco corrano atleti affetti da epilessia. Arriveremo insieme al traguardo e questa sarà la nostra vittoria», si è congedato fra gli applausi. Franco Granata, presidente del Comitato organizzatore Barincorsa, ha consegnato ufficialmente 18.500 euro, derivanti dalle iscrizioni a Barincorsa Rosa dello scorso marzo, al dottor Nicola Marzano, responsabile del Centro di oncologia dell’ospedale «San Paolo »: il danaro servirà a realizzare una sala d’attesa a misura d’uomo, dove i pazienti potranno incontrare i familiari e trovare così serenità, nel delicato periodo della degenza.

L’epilessia

Malattia neurologica. in Italia vi sono 500.000 persone affette e 30.000 nuovi casi per anno, in aumento gli anziani. In generale si afferma che l’epilessia interessa globalmente, tra casi attivi e non, circa l’1% della popolazione, con picchi di maggior incidenza nei bambini e nella terza età.
Occorre distinguere tra epilessia e crisi epilettica. Con il termine 'crisi epilettica' si intende una varietà di sintomi neurologici dovuti a una scarica elettrica anomala, sincronizzata e prolungata di cellule nervose della corteccia o del tronco cerebrale. Con il termine di ''epilessia'', invece, si intende un disturbo neurologico caratterizzato da un'imprevedibile periodicità del verificarsi di crisi epilettiche. Normalmente le crisi epilettiche si risolvono spontaneamente entro pochi minuti; se si ripetono in modo ravvicinato si tratta di uno stato di male epilettico che rappresenta (soprattutto quando le crisi sono di tipo convulsivo) un'emergenza medica che richiede terapia immediata. Stati epilettici protratti possono essere letali perché possono portare a grave insufficienza respiratoria.
L’epilessia può essere dovuta a fattori ereditari oppure acquisiti (quali ad esempio, un trauma cranico, un tumore, una infezione).


Salvatore Antibo


CHI E’ SALVATORE ANTIBO

Nato ad Altofonte (Pa) il 7 febbraio 1962 (m 1.70 per kg52). Quando si pensa a lui si ricordano quegli occhi scavati occhi scuri, incavati, spiritati, che lo avevano imposto, assieme alle sue volate lunghissime e rabbiose, all'attenzione degli amanti del mezzofondo e all'emozione del grande pubblico dell'atletica anni ’80. Nel suo ricchissimo palmares risultati di prestigio: 4º ai Giochi di Los Angeles ('84) nei 10.000; argento a Seul ('88); oro nei 5.000 e nei 10.000 agli Europei di Spalato (1990); 1º in Coppa del mondo (10.000/1989); due ori un argento e un bronzo in Coppa Europa sempre nel mezzofondo. Dopo una carriera da campione arrivò quella maledetta finale dei mondiali di Tokyo del '91, quando un'improvvisa crisi lo fece inspiegabilmente scivolare in ultima posizione, da grande favorito della vigilia. A quel punto il "piccolo male", tenuto abilmente nascosto da tutto l'ambiente, divenne troppo evidente per essere negato ancora. E per Totò cominciò il calvario, i tentativi inutili di continuare, fino all'abbandono, un paio di stagioni appresso. "Come mi è venuto? Forse un incidente in auto da bambino", A quattro anni Antibo venne investito da un'auto subendo un trauma cranico gravissimo. "All'inizio sembrava un piccolo problema, ci convivevo facilmente; poi con un secondo incidente d'auto tutto si è aggravato”.

da http://www.atleticaweek.it/

Nessun commento:

Posta un commento