sabato 25 aprile 2009

Katie Hickman

Pochi minuti dopo lei senti sbattere la porta: era uscito.
Rimase stesa nel letto di Marius a fissare il soffitto. La stanza era magnifica, o almeno lo era la sua struttura architettonica. Alte finestre dai vetri a pannelli affacciate sul cortile interno del college. Nelle mattine d'estate veniva completamente inondata dalla luce solare. Elizabeth ricordò quando si erano conosciuti, il giugno precedente, e come restavano nudi sul letto di lui, la luce frantumata che cadeva in arcobaleni sopro i loro corpi svestiti. Marius l'aveva resa felice, allora? Immaginava di sì.
Sentì la tranquillità mentale abbandonarla lentamente. Era ancora presto, solo le nove e mezzo. Una pioggi apungente scrosciava contro i vetri della finestra. Si guardò tristemente intorno. Senza la presenza di Marius, si rese conto, la camera risultava più solitaria di qualsiasi altro luogo lei avesse mai visto ed era pervasa da un'atmosfera curiosamente dozzinale.
Per essere un uomo dall'intelletto tanto pignolo, lui era davvero disordinato. Cumuli di vestiti vecchi erano sparsi sul pavimento. Tazze sporche piene di bustine di tè usate erano usate erano ammonticchiate sul cassettone di fianco a un piccolo lavandino, con accanto un cartone semivuoto di latte che, come lei sapeva per esperienza, era quasi sicuramente andato a male, benché la stanza fosse fredda come una tomba.

Katie Hickman, Il giardino delle favorite

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