martedì 28 aprile 2009

Cammino di preghiera da http://www.qumran2.net/

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LA VERGINE SI CHIAMAVA MARIA
(Luca 1,27)
Ecco una persona. Una persona come me e come te, come tutti, eppure così im­portante per Dio. Una persona che non si può non conoscere, se si vive in Gesù Cristo. E di lei tutto quello che sappiamo è un nome: si chiamava Maria.
Viveva a Nazaret, ecco la seconda notizia; poi silenzio. Famiglia, situazione sociale, padre e madre, giorni, date: di tutto questo il Vangelo non fa parola; nessuna biografia è possibile. Bisogna riconoscere che per noi, assetati d'informazione, questo procedimento è sconcertante; ancor più perché qui si tratta d'un personaggio di primissimo piano: è di questi appun­to che noi cerchiamo notizie, volendone sapere «tutto» a ogni costo; il nostro piccolo tutto, che spesso è quasi niente e si riem­pie rapidamente di chiacchiera.
Di Maria ci è dato il nome: tanto per saperci orientare con un minimo riferimento quando ne parliamo. Sembra paradosso, ep­pure in questo paradosso, che cioè la donna più nominata ed ama­ta del mondo sia tanto sconosciuta, c'è l'insegnamento di base: nella realtà d'una persona, nella sua vita e nel suo essere non con­ta molto chi essa è, come è o quando è o dove è, conta ciò che Dio opera in lei, e ciò che essa consente che egli operi in lei. Questo vale subito per me, per te e per tutti.
Lasciamo pure che l'anagrafe ci descriva per nome e cognome, lasciamo che familiari, amici, colleghi ci conoscano a modo loro, ci definiscano e pensino d'avere di noi la giusta valutazione: resta immutato che quel che conta di noi è la misura dell'opera di Dio e del nostro consenso all'opera di Dio.
Una prima grande lezione di vita che Maria ci dà senza neanche avvedersene. Diciamo pure che al nostro bisogno di essere qualcuno questa prima lezione è dura: anche di più in un mondo dove contare niente, essere messi da parte, starsene dimenticati è esperienza ben diffusa e mortificante, malgrado tante dichiarazioni di solidarietà. Ma la lezione di Maria non va nella direzione di annullarci, bensì in quella, del tutto opposta, di esaltarci: perché se è vero che troppo spesso gli uomini ci disfano con la loro prepotenza e non­curanza, è ancor più vero che Dio ci ricrea con il suo amore fede­le. Essere persone la cui identità sta proprio in quel che Dio fa in loro, ossia essere delle amate, delle santificate, delle «condotte per mano» da lui, qualsiasi altra cosa si faccia poi nella vita, è la carta d'identità giusta. E a questo punto, tanto per essere indicabili, ba­sta avere un nome. La vergine si chiamava Maria.
Dietro il nome infatti si apre l'abisso delle opere di Dio, co­mincia la verità, si mette a correre la vita. Si capisce perché Paolo VI disse nell'Esortazione apostolica al culto mariano:
«La Vergine Maria è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fe­deli non precisamente per il tipo di vita che condusse e, tanto me­no, per l'ambiente socioculturale in cui essa si svolse, ormai quasi dappertutto superato, ma perché, nel concreto della sua vita, Ella aderì, totalmente e responsabilmente, alla volontà di Dio»
Non importa il tipo di ali: importa il volo. Nulla di tutto ciò che siamo, abbiamo, possiamo, e sappiamo aggiunge alcunché a ciò che riusciamo a fare se amiamo Dio. E così, nella semplicità, si apre il mistero del chi siamo davanti a Dio: questa è la nostra faccia giusta, l'unica che non sia maschera e provvisorietà. Prova allora a domandarti chi sei tu. Quello che tu pensi di te. Oppure ciò che gli altri pensano di te. Facilmente troverai nel tuo giudizio la mescolanza dell'una e dell'altra cosa. Ebbene, ti pare che basti? È certo più utile avere l'abitudine di considerarti uno in cui Dio opera, e uno che sta consentendo all'opera di Dio, chiun­que tu sia, giovane, vecchio, sano, malato, ricco, povero, istruito o ignorante. E se t'accorgi che non sei abituato a giudicarti così, al­lora puoi concludere che è giunto il tempo di farlo, ossia di con­vertire la tua intelligenza e il tuo cuore alla verità. E intanto potrai dire alla Vergine Maria:
«Aiutaci, Maria. Tu che non avesti in terra altro nome, eppure sei diventata nella gloria Compiacimento di Dio, facci sapienti ed insegnaci a capire quanto poco vale essere questo o quello quaggiù se non vogliamo specchiarci nel gusto di Dio. Aiutaci, Maria, a prepa­rare in noi, vivendo come te, il nome di gloria».

da www.qumran2.net/indice.pax?id=113

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