venerdì 20 marzo 2009

Marcel Proust

Comunque, e forse perchè la pienezza d'impressioni che da qualche tempo provava, ancorché gli fosse venuta più che altro con l'amore della musica, aveva arricchito anche il suo gusto per la pittura, quella volta riuscì più profondo, e destinato ad esercitare su di lui un'influenza durevole, il piacere prodottogli dalla somiglianza di Odette con la Séfora di quel Sandro da Mariano, al quale non si dà più così volentieri il suo popolare soprannome di Botticelli, da quando esso evoca, anzi che l'opera vera del pittore, l'idea banale e falsa che se ne è divulgata. Non valutò più il volto di Odette alla stregua della migliore o peggior qualità delle gote, né in base alla dolcezza puramente di carne che immaginava potervi trovare nel toccarle colle labbra, se mai avesse osato baciarla, ma con una matassa di linee sottili e belle che i suoi sguardi dipanarono, inseguendo la curva dei loro volgimenti, accostando la cadenza della nuca all'effusione dei capelli e all'inflessione della palpebre, come in un un ritratto di lei, dove il suo tipo si facesse intelligibile e chiaro.

Marcel Proust, Un amore di Swann

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