venerdì 27 marzo 2009

Daniel Pennac

Ci capitava di prendere in esame con il più grande interesse la stupidità, e di studiare gli effetti della sua convivenza con l'intelligenza più rara. Ammirati ma sfiniti dalla nostra scalata del Nipote di Ramea, ci concedevamo, per esempio, una pausa cioccolatino. Un Bacio Perugina per ogni allievo (avevo una somma stanziata per questo). Chi trovava il pensiero più scemo, la frase più insultante per le vette di intelligenza dove eravamo accampati, vinceva un secondo Bacio, dopodiché riprendevamo la scalata, con il piede leggero, ancora più onorati di frequentare Diderot. Sapevamo che se la comprensione del testo è una dura e solitaria conquista della mente, la frase scema stabilisce invece una connivenza riposante che può esistere solo tra amici intimi. Soltanto con gli amici più stretti ci raccontiamo le storielle più stupide, come per rendere un implicito omaggio alla loro raffinatezza intellettuale. Con gli altri facciamo i brillanti, sfoggiamo il nostro sapere, ce la tiriamo, seduciamo.

Daniel Pennac, Diario di scuola

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