domenica 8 febbraio 2009

Tommaso Campanella

Poi son l'arti communi agli uomini e donne, le speculative e meccaniche; con questa distinzione, che quelle dove ci va fatica grande e viaggio, le fan gli uomini, come arare, seminare, cogliere i frutti e pascer le pecore; però nell'aia, nella vendemia, nel formar il cascio e mungere si soleno le donne mandare, e nell'orti vicini alla città per erbe e servizi facili. Universalmente, le arti che si fanno sedendo e stando, per lo più son delle donne, come tessere, cuscire, tagliar i capelli e le barbe, la speziaria, fare tutte sorti di vestimenti, altro che l'arte del ferraro e delle armi. Pur chi è atta a pingere, non se la vieta. La musica è solo delle donne, perché più dilettano, e de' fanciulli, ma non di trombi e tamburi. Fanno anche le vivande; apparecchiano le mense; ma il servire a tavola è proprio delli gioveni, maschi e femine, finché son di vint'anni.

Tommaso Campanella, La città del sole

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