martedì 17 febbraio 2009

Sergio Bambarén

Daniel si immerse in profondità, fino a raggiungere il fondale. Laggiù l'aspettava la corrente calda che gli permetteva di lasciarsi trasportare senza muovere una pinna: non aveva nemmeno bisogno di usare la coda come timone per evitare gli scogli sul fondo. Si affidò completamente alla gentile amica e provò la sensazione come di volare, mentre attorno a lui fitti banchi di barracuda, cernie e sgombri nuotavano in cerchio e si disponevano in formazione per ricamare nell'acqua elaborate figure geometriche. Daniel si lasciò cullare ancora per un po' dal tepore, poi risalì in superficie. In perfetto silenzio. Del resto, che bisogno c'è di parlare quando ci si sente in perfetta armonia con l'universo? Nell'assenza dei suoni delle profondità oceaniche le parole sono vuote di significato: l'aveva imparato nel suo primo viaggio alla ricerca di se stesso. Sono i ricordi che portiamo con noi a parlare, quelli che durano un'intera vita.
Daniel Alexander Dolphin fissò la grande distesa azzurra e respirò a fondo l'aria profumata di salsedine: la mente sgombra da ogni pensiero, si sentiva bene, in pace con il mondo. E non sapeva che il meglio doveva ancora arrivare...

Sergio Bambarén, Il delfino e le onde della vita

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