giovedì 12 febbraio 2009


Non si scottava mai (la madre, n.d.r.). Scaldava i letti con la brace, la estraeva dal fuoco con le dita e la metteva nello scaldino. Certe volte la brace sembrava spenta, era coperta da un velo nero in superficie. Ma lei tastava la cenere vicina per sentire se era calda: era calda, allora prendeva la brace in mano, la teneva sul palmo e prima di deporla nello scaldino vi soffiava sopra. Così la ravviva e con l'aria evitava di prendere una scottatura.
Si andava a letto scivolando col corpo fra due strati di calore, lenzuola scottanti di sopra e di sotto. Si diventava rossi, si sudava. Durante la notte il calore evaporava, si restava al freddo. Alla mattina ci svegliavamo lentamente, col sangue intorpidito per il passaggio dal bollre al gelo. Guardavamo i travi del tetto, da cui pendevano piccoli ghiaccioli biancbi, luccicanti: la sera prima non c'erano: era l'umidità che si era gelata durante la notte. Il primo che parlava, nessuno lo riconosceva: la voce del mattino era sempre diversa da quella della sera.

Ferdinando Camon - da 'Un altare per la madre', ed. Garzanti, Milano 1978, p.57

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