venerdì 27 febbraio 2009

Goya



Pittura nera in Quinta del sordo
Dipinti nella sua casa.

Saturno divora i figli





Questa rappresentazione di un tema mitologico fa parte della famosa serie di "pitture nere" della Quinta del Sordo, così chiamate per la predominanza di timbri tenebrosi. Appartiene all'attività più tarda di Goya e venne eseguita, con altri tredici, per la decorazione della Quinta del Sordo, la sua abitazione privata nella campagna sulle sponde del Manzanarre. L'artista, settantaquattrenne, è ormai quasi completamente sordo, solo, sfiduciato dalla piega che hanno preso le vicende politiche europee e spagnole in particolare, ed è preda dell'angoscia di cui è testimonianza gran parte della produzione della sua vecchiaia. Goya, in questa terribile figurazione, fa riferimento ad un tema che iniziò ad essere trattato nell'arte occidentale a partire dal medioevo, Saturno che divora un figlio, e lo dipinge con inedita crudezza.





Quest'opera, assieme alla raffigurazione di Giuditta e Oloferne, dipinta nello stesso luogo, ha probabilmente un significato politico. Giuditta e Oloferne esalta, infatti, il tirannicidio, mentre Saturno che divora uno dei suoi figli sembra simboleggiare il tiranno che divora i suoi sudditi, un'allusione di Goya a Ferdinando VII. L'atmosfera allucinata e la potenza fantastica della scena si manifestano nel concentrare la rappresentazione su pochi elementi, mediante un uso altamente suggestivo della luce, che fa emergere dal fondo scuro la figura mostruosa, trattata con toni ocra e grigiastri, sui quali spicca, nota raccapricciante, il rosso del sangue del corpo dilaniato del figlio. La modernità nell'uso dei mezzi pittorici mette quest'opera tra i principali precedenti dell'espressionismo.

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