venerdì 9 gennaio 2009

Vincent Van Gogh - Autoritratto, 1889 - La grande storia dell'arte



Autoritratto - Vincent Van Gogh, 1889
Analisi dell'opera
Soggetto
Gauguin giunse ad Arles, richiamato dallo stesso Van Gogh, ma la stretta amicizia tra i due si logorò nelle continue discussioni nate dai loro diversi temperamenti: posato, riflessivo, malinconico Gauguin, irruente e variabile Van Gogh. Alla fine del 1888, la tensione precipitò e Van Gogh divenne violento, e, dopo aver tentato di colpire l'amico con un rasoio, lo rivolse verso se stesso, tagliandosi così un orecchio. Per questo negli autoritratti appare bendato oppure di profilo, per nascondere il lato del volto che portava il segno della sua fragilità mentale. Nell'autoritratto, fra i soggetti più frequentati dall'artista, l'espressività dello stile pittorico si lega a quella trasmessa dallo sguardo. Le tecniche di stesura cromatica tentano di tradurre in immagine il complesso e misterioso stato d'animo del pittore.
Il quadro è uno fra gli ultimi di una lunga serie di autoritratti. E' risolto quasi a monocromo, giocato sulle tonalità di un delicato azzurro marino. L'unico tocco di colore è costituto dalla barba rossiccia del pittore.

Composizione
Van Gogh non guarda direttamente lo spettatore, ma volge lo sguardo corrucciato verso un orizzonte molto lontano. La mascella serrata e l'atteggiamento dell'artista denotano una grande inquietudine e sofferenza interiori. Il ritratto fu infatti eseguito quando Van Gogh era internato all'ospedale di Sant-Rémy.
Il senso forte del disagio è enfatizzato dalla pennellata, nervosa e contorta che si propaga allo sfondo, anch'esso azzurro e dall'andamento ondulato, che contribuisce con rara efficacia ad amplificare la resa del tormento psicologico dell'artista.

da La grande storia dell'arte - Il sole 24ore - E-Education.it

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