venerdì 2 gennaio 2009

Quella strana sensazione d'esistere di Vincenzo Calafiore


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...L'uomo, una volta raggiunti gli scogli, mi fissò dritto negli occhi (venni a sapere più tardi che mi ero seduto sullo scoglio dove usualmente sedeva), dopo avermi salutato col cenno del capo, se ne scelse un altro sul quale, prima, si sdraiò e dopo, da seduto anche lui, come me si perse in quell'infinito tratto di mare davanti alla 'Chianalea', che incanta gli occhi. Cominciammo a scambiarci qualche parola, nei giorni che seguirono, poi diventati mesi, anni. Da queste parti fare amicizia non è difficile; la gente, una volta che ti conosce, è capace di tutto pur di tenerti stretto; dopo i primi passi confidenziali, se sei riuscito a conquistare la loro stima e fiducia, finalmente lasciano cadere la diffidenza e ti fanno dono del cuore, diventi uno di loro.
Così è successo tra me e Quinto Malatesta.
Senza saperlo, giungevamo da due opposti diversi ma uguali, col nostro bagaglio di errori e delusioni, con quella lontananza negli occhi, quegli occhi che ci distinguono dagli altri uomini.
Delusi, amareggiati, ma non domi; più che guerrieri, semmai amanti delle cose semplici, attenti a tutto quell'inspiegabile che è il mondo che ci contiene.
Quinto Malatesta abita in una casa poco distante dalla mia, entrambe poco lontane dalla Rocca; ci sono certe mattine che ci ritroviamo ad osservare il mare sottostante dalle finestre, entrambi con la tazza colma di caffè fra le mani. E certe altre in cui affacciandomi, vedo la sua finestra chiusa, e per me significa che lui è già andato in spiaggia. Se qualcuno gli chiede: 'Quanti anni hai'? Egli risponde con un sorriso che gli illumina il viso. Ha vissuto bordeggiando la vita, distante da tutte quelle zavorre che uniscono e fanno uguali gli uomini; come me continua, nonostante l'età, a sognare su quel filo di spiaggia che lo unisce al cielo, a scappare.
Da questo nostro lontano affondiamo senza opporre resistenza in questa vita che ci travolge e sconvolge;come due guerrieri stanchi che avanzano sul filo d'orizzonte lasciandosi dietro pezzi d'armatura e cercano la giusta morte.
L'amore che lui conosce è senza limiti, avrebbe voluto donarlo senza nulla pretendere in cambio, lo ha cercato invano senza nulla pretendere in cambio, lo ha cercato invano e forse lo ha ricevuto dal mare, che non lo ha mai tradito. Ha viaggiato con la fantasia sul dorso di quei cavalloni che, da quando c'è mare, hanno sconfinato, e sormontate barriere, per cercarsi in fine una morte spettacoloare sugli scogli d'ogni terra. E Quinto la sua non l'ha mai abbandonata. Ora, forse ha trovato la sua pace; ciò traspare dalle sue parole che con tanta facilità spesso pronuncia a quello persone che con scherno lo stanno ad ascoltare e che, pur non comprendendone il significato, in ogni modo le hanno poi pronunciate senza rendersi conto di fare solo rumore.

da Quella strana sensazione d'esistere di Vincenzo Calafiore - Laruffa Editore

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