giovedì 15 gennaio 2009

Lettere a Lucilio di Seneca


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Parte Prima

Libro Primo

Lettera 37

Il difficile esercizio della virtù

Tu hai promesso di essere un uomo virtuoso, l'hai giurato: questo è il vincolo più forte per una buona coscienza. Se prenderebbe gioco di te chi dicesse che quello della virtù è un esercizio leggero e facile. Non lasciarti ingannare. Questo, che è il più onesto dei patti, è quello che è il più infame hanno la stessa formula: 'Sopportare il fuoco, le catene, la morte di spada'. Da coloro che danno a nolo al circo le braccia, e mangiano e bevono ciò che dovranno restituire col sangue, si esige l'impegno di sopportare queste prove, anche controvoglia; da te, di sopportarle volontariamente e di buon grado. A loro è lecito abbassare le armi, né chiederai di aver salva la vita: devi morire in piedi, senza lasciarti vincere. D'altra parte, che giova guadagnare qualche giorno o qualche anno? Siamo nati per un combattimento senza scampo. 'Come, dunque', dirai, 'ne potrei venir fuori?'. Non puoi sfuggire a queste necessità, ma puoi vincerle. 'Ci si fa strada con la forza.' Sarà la filosofia a farti strada. Rivolgiti a lei, se vuoi essere salva, sicuro di te, felice; infine se vuoi conseguire il massimo bene; essere libero. Non puoi ottenere tutto ciò in altro modo. La stoltezza è una cosa bassa, abietta, ignobile, servile, soggetta a una moltitudine di crudeli passioni. Può allontanare da te queste dure tiranne, che ora comandano a turno ora insieme, solo la saggezza, l'unica vera libertà. Un'unica via, e per di più diritta, ti porta a lei; non potrai sbagliare. Va' ora con passo sicuro; se vuoi assoggettare ogni cosa, assoggettati alla ragione. Potrai guidare molti altri se ti guiderà la ragione. Da lei apprenderai che cosa devi fare e in che modo; non soccomberai di fronte agli eventi. Non troverai nessuno che sappia come ha incominciato a volere ciò che vuole: non vi è stato guidato dalla riflessione, ma vi è stato spinto da un impulso irrazionale. La fortuna viene incontro a noi non meno spesso di quanto noi andiamo incontro a lei. E' cosa vergognosa, anziché andare verso di lei, lasciarsi trascinare e, presi in mezzo al turbine degli eventi, chiederei con stupore, 'Come mai son giunto qui?'.
Addio.

dal libro Lettere a Lucilio di Seneca - Classici Bur

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