martedì 20 gennaio 2009

Il tragico itinerario di Van Gogh - Storia della pittura


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Approdato definitivamente, dopo tante vicende, al destino della pittura con l'arrivo a Parigi nel 1886, Van Gogh lo macina rapidamente finendo suicida. Presto deluso dagli impressionisti, egli accetta invece con entusiasmo le nuove teori del Neoimpressionismo, interpretandole liberamente, perché lo scientismo della pittura a piccoli punti di colore gli dà l'idea che freni l'eccessivo impeto della sua pennellata, i bruschi accostamenti tonali ai quali si sente portato (Ritratto di attore, 1888, Otterlo, Museo Kroller-Muller). Il soggiorno ad Arles, prima con Gauguin amico-nemico, poi in una sconcertante solitudine, in tre anni conduce Van Gogh, in tragica corsa con la follia e la morte, ai capolavori ultimi e anche più assoluti, fra i quali mettiamo innanzitutto La notte stellata (1889, New York, Museum of Modern Art) che è forse il più suggestivo notturno di tutti i tempi. Nel momento creativo più personale della fine del secolo, Van Gogh suggerisce alle generazioni avvenire l'empito del sentimento espresso in pittura. Gli Espressionisti raccoglieranno la sua possente deformazione che sprizza colore direttamente dall'anima, ma nel contempo i contorni ondulati dei suoi paesaggi (il già citato Volo di corvi sul campo di grano) e le sue lontananze prospettiche, così come l'articolazione delle sue 'nature morte' di girasoli e i fondi (spesso con stampe giapponesi) dei suoi ritratti, sono un inestimabile contributo, nel rapporto decorazione-espressione, al fenomeno contemporaneo dell'Art Nouveau: anche se in Van Gogh non è mai colto l'aspetto puramente decorativo del mondo di natura, ma una visionaria eroica religiosità panica, che si riflette nell'Autoritratto del settembre 1889.

dal Storia della pittura. Il tragico itinerario di Van Gogh - Ist.Geog.de Agostini

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