venerdì 16 gennaio 2009

I cercatori d'acqua di Santos Lopez



I cercatori d'acqua hanno il loro giorno.
Albeggiano nel vetro di un deserto, vicini
a una palma, assetati nel cuore.
Sono certi che moriranno contemplando.
I liquidi insegnano.
E nelle fonti, i cercatori vedono l'occhio di grandi
fasti, attraversano paradisi, e il sole, tra le nuvole,
brama questi tremori.
Che cosa bevono le anime?

I cercatori d'acqua hanno il loro giorno.
Salgono le salite della grande città portando il loro carico
nervoso.
Un'anfora rotola per il pendio.
L'ombra dei palazzi spunta lenta tra il verde
scuro dei jabillos.

Cercano l'acqua sulla montagna - è una prodezza? -
e portano fino a noi una realtà uguale
e diversa da quella del mondo.
Questi portatori attraversano un fiume immersi alla cintura,
vanno all'altra riva, un viaggio di un solo giorno.
(Immaginate l'Orinoco sereno che attraversano a nuoto
di mattina per tornare con una lamina dolce
in città.)
Raccontano nel presente, che spesso
è un modo di galleggiare tante volte, così il passato
fa scorrere le sue onde verso di noi.
Tutti i cercatori parlano bagnati, col tatto pulito,
spogliati dalla tensione arida e minacciosa del sole.

I cercatori d'acqua hanno il loro giorno.
Come negli acquedotti di Roma, lustrano la pietra,
le sue curve e i suoi orli calcarei, braccia di apprendisti
che si spiegano l'universo, le leggi, il tempo.
Il passato scorre qui, nel battere col palmo l'acqua chiara.
Vogliono dividere quello che c'è da guaardare:
Visi, voci alla deriva, paradisi nell'orbe.

Questo è da lontano l'istante della vita, acqua luminosa.
Tutto è come veniamo, spirito anteriore che governa
affinché andiamo sulle sue spalle.

da I cercatori d'acqua di Santos Lopez - ed. Jaca Book

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