venerdì 12 dicembre 2008

Tra un professore e Il Professore… c’è di mezzo l’Oceano (compresi l’Etna, Malo, Sabaudia) di Fabio Marri - da www.giovannicertoma.it


Fabio Marri - foto da www.giovannicertoma.it

Tra un professore e Il Professore… c’è di mezzo l’Oceano (compresi l’Etna, Malo, Sabaudia)

1.
Inizio di novembre, che per i maratoneti principianti, o i dilettanti nel senso peggiore della parola, significa New York… Infatti, già dalla fatidica data del 28 ottobre 2008 (anniversario della Marcia su Roma), un certo sito che in altri tempi era stato autorevole pubblicava notizie e foto secondo le quali l’ex Premier (o forse, Secunder o Terzer, mandato avanti da quelli che comandavano sul serio, vai tu che mi vien da ridere), insomma, il Professore per eccellenza (sebbene pensionato da parecchio, e non troppo presente sulle cattedre nemmeno quando era teoricamente in servizio), dopo il suo ineguagliabile e dubitabile exploit alla maratona di Reggio 2005 (quello che gli valse la personale marcia su Roma pochi mesi dopo), avrebbe corso a New York, e il suo sorriso sdentato, in compagnia dei suoi ‘allenatori’, sprizzava ottimismo da tutti i pori.
A me, professore con la p minuscola, ma che a lavorare ci sono sempre andato (uso la qualifica solo perché Giovanni Certomà mi ha presentato come tale, e qualche studente universitario, curiosando su internet, se n’è accorto), e ho passato da tempo le 200 maratone, New York ha smesso di incantare da parecchio. Alla ricerca di qualcosa con cui smaltire le tossine accumulate sul Monte Bianco, ma che non fosse troppo distante da quell’atmosfera, avevo trovato notizia della terza Etna Sky Marathon, una 42 km in linea interamente su sterrato, a quote tra i 1350 e i 1940 metri, programmata appunto lo stesso 2 novembre della Grande Mela (grande, specialmente per i tour operators).
Detto fatto, mi ci sono iscritto, trovandomi (ovviamente, con moglie pure maratoneta) il pomeriggio del 31 ottobre all’aeroporto di Catania, dove sono stato preso in consegna dall’agenzia che offriva il pacchetto (tre notti in albergo, cene, trasferimenti, iscrizione) per 330 euro. Cose per locali o per palati raffinati, se è vero che alla fine (compresi i siculi, arrivati solo la mattina della gara) eravamo meno di 50, e i classificati saranno appena 41. Ma ne è valsa la pena: soprattutto per scoprire un Etna non infuocato e inospitale, ma ricco di boschi, al riparo dei quali, su carrarecce in buona parte ricoperte di fogliame, si è svolta quasi tutta la corsa. Ottimo anche il clima, sebbene il serenissimo del sabato abbia ceduto spazio a una certa foschia, in basso, nel giorno della gara: insomma, non siamo riusciti a vedere le Eolie, come ci avevano garantito!
Si è corso in semi-autosufficienza, nel senso che c’erano due soli rifornimenti di acqua ai km 15 e 30, e per il resto dovevamo basarci sul nostro zainetto. Partenza da quota 1750 (Grande Albergo dell’Etna), due salite principali (quota 1940 al km 10, e quota 1710 al km 32 dopo essere discesi fino ai 1350 del km 24), leggera discesa nel finale con arrivo ai 1475 metri del Rifugio Bruneck, dopo aver aggirato i lati ovest e nord dell’Etna. Il vincitore (il siciliano Riccardo Chioccoloni) ci ha messo 3 h 14; la prima donna, l’anglo-sicula Elizabeth Scalia, 3.53. Io sono arrivato in 5.05, mentre dall’altra parte dell’Oceano…
Silenzio assoluto! Il sito che tanto can-can aveva fatto nei giorni antecedenti, non trovava di meglio che oscurare qualsiasi notizia in merito (esempio di ottimo giornalismo a sfondo politico). Solo da un giornale cartaceo (non certo quello di Edmondo Berselli, che nel 2005 si era affrettato a lanciare peana al leader maratoneta) apprendevamo che il glorioso ex premier non aveva preso il via “all’ultimo minuto”, rimandando a stagioni più propizie la dimostrazione che quella di Reggio 2005 era stata vera gloria. (Anche Roberto Barbi si presentava a certe corse e poi, imparando che c’era il controllo antidoping, all’ultimo minuto faceva dietro-front…). Meno male che l’onore dell’Italia era stato tenuto alto da un Minerva (quello vero) e da un Ermes Luppi detto Lupo (quello falso)! Il resto, lasciamolo dire al dottor Mino Acido.
Dall’Etna, vorrei ricordare una bella coppia di mantovani da Castiglione delle Stiviere, Marco Sala (quarto assoluto) e Rossana Fata (terza donna), che hanno diviso con la tavolata del rifugio, a sera, i loro premi enologici; più l’ultimo arrivato, il lombardo Franco Oliviero, gestore di rifugi italo-svizzeri d’alta montagna e cuoco alla 100 km del Sahara, ma anche buon corridore che in poco più di 5 ore e mezzo ha chiuso gli arrivi in allegria.

2.
Era stata una bella signora vicentina, compagna di cinque arrivi nel giro a tappe di Riccione a settembre, a dirmi che dalle sue parti si stava preparando la prima Maratona dei 6 comuni, con partenza e arrivo da Malo (VI), alle pendici del Pasubio. Per chi sa di maratona, siamo a pochi passi dai paesi natali di Bordin, Pizzolato… e di Roberto Baggio; per chi ama la letteratura, Malo è il paese di Luigi Meneghello, il grande scrittore morto nel giugno 2007, che con Libera nos a Malo aveva dato nel 1963 un indimenticabile ritratto della sua terra e del Veneto tutto.
Prima di iscrivermi, ho ripreso in mano il libro, trovando pagine come questa:
“C’erano inoltre le caviagne, o stradicciole rurali, che non vanno in un paese ma quasi in visita ai casolari e alle famiglie dei contadini (dai tali o talatri), o anche vanno semplicemente a finire in mezzo alla spagna o allo strafoglio, ai margini di una landa sconfinata di campi e fossati e colture. Allora si resta lì, con la bicicletta appoggiata a un moraro, e improvvisamente si sentono le voci di milioni e milioni di piccole bestie…”.
Sperando in un tracciato che si dipanasse per queste “caviagne”, mi sono iscritto. Prezzi modici (curiosamente, per non so qual convenzione, il bonifico bancario è gratis), atmosfera paesana: non sperate nei fasti di Milano, che si celebrano lo stesso 23 novembre, ma in parcheggi trovati un po’ qua e un po’ là (perché i cartelli ci sono e non ci sono), in una palestra all’antica (ricorda un po’ i primi anni di Reggio Emilia) dove ci stiamo tutti e 337, compreso Govi e chi corre le gare minori. Per andare poi alla partenza, dal ponte sotto il Castello fino alla piazza del Duomo, guidati ancora dalle parole di Meneghello (che aveva un nonno podista):
“Gioia somma e perfetta, astratta dal tempo, in mezzo al paese, come fuori della portata della morte. Rabbrividivo al sole. Le cose sono al loro posto, gli spazi immutati. Conosco bene il giro che fa l’ombra delle case, qui davanti… Un bastione di monti azzurri, il Sengio Alto con gli Apostoli, il Pasubio, il Novegno, la piramide del Summano, e l’orlo alto e lungo dell’Altipiano… Ecco i giocattoli che luccicano fra le strisce dei torrenti, Zanè, Giavenale, Marano, Thiene, Villaverla”.
Per questi paesi ci incamminiamo, dopo il via dato un po’ in ritardo, ma con un cielo limpido che lascia aperta la visuale delle cime innevate. Si va per stradette (ricordano un po’ il tratto fra Riva e Arco della maratona del Garda), tra fedeli che escono dalla messa, un corteo che si avvia al pranzo di nozze, un grosso gregge di pecore che, passando da un pascolo all’altro, si mette a correre sul nostro tracciato (e vi assicuro che vanno esattamente ai 5 a km).
Quanto agli aspetti più tecnici, al km 15 si materializzano 500 metri in più rispetto al lecito, e questa maggiorazione resterà fino alla fine. I cartelli chilometrici appaiono solo ogni 5 km (manco fosse un trail), i ristori sono così così (col freddo che fa, un tè leggermente più caldo non sarebbe dispiaciuto), e al traguardo sono quasi esauriti quando arrivo io dopo 4 h 12. In compenso, caldo è il pasta party offerto nella palestra con anco un biceroto de vin (ma no el zè el clinton de Boldrin, che l’ha spiantà le vide); calde le docce, originalissima la medaglia colorata a mano per tutti gli arrivati. Tra i tavoli, passa un organizzatore a chiederci cosa non ha funzionato, e ci ascolta con umiltà (provate a Carpi…). Si parla di una maratona Bassano-Vicenza l’anno prossimo. Come finisce il libro di Meneghello, Volta la carta la zè finia.

3.
Ultima dell’anno in programma (poi si vedrà), anche in questo caso scelta per la novità: la Maratona città di Sabaudia (che si presenta come prosecuzione delle dieci fatte con centro a Latina), il 7 dicembre, in concorrenza con Sanremo e Salerno (che comunque, malgrado l’ingaggio di illustri speaker e mielosi addetti stampa, perderanno la sfida quanto a numero di classificati e soddisfazione dei partecipanti). Per chi viene da lontano e non vuol usare l’auto, Sabaudia non è il massimo della comodità: treni locali, bus non troppo frequenti (mitica l’autostazione di Latina al sabato pomeriggio: chiuso tutto, al gabbiotto dell’azienda trasporti si danno solo informazioni e maledizioni al sindaco; per fare i biglietti bisogna andare a una tabaccheria a 300 metri; sul bus sale un tizio senza biglietto valido e l’autista gli dice che a lui non interessa, se non passa il controllore è tutto OK). Ma il luogo e il percorso, del tutto nuovo e in buona parte entro il parco del Circeo, valgono la pena; i prezzi d’iscrizione sono più che modesti (azzerati per i supermaratoneti), le premiazioni di categoria le più ampie mai viste (su 372 classificati, saranno forse 150 quelli che portano a casa bottiglie o cimeli vari), pasta party con vino a volontà prima e dopo la gara. Più carognette all’albergo convenzionato, dove non ti lasciano la camera fino alla fine della maratona se non gli sganci 30 euro supplementari.
Bello, urbanisticamente, il centro di Sabaudia, monumento di architettura razionale come e più di Littoria (pardon, Latina, se no i lettori di un certo sito mi accusano di apologia). Il mosaico sulla facciata del duomo fa un omaggio al Duce che guida la battaglia del grano. Avesse fatto solo quelle battaglie, lo rimpiangerebbero in tanti.
Andrea Giansanti (giornalista-podista, come sono rimasti in pochi) ha ragione nel decantare la bellezza e la varietà del percorso: 4 km nel centro della città, altri 5 tra mare e lago, poi si entra nel bosco naturale (con circa 3 km sterrati su delizioso fondo soffice). Alla mezza siamo sotto il promontorio del Circeo, al 24 sbuchiamo in riva al mare dove staremo, su e giù per le dune (altroché percorso piattissimo come promettevano!), fino al 35. Un ultimo sforzo, tra boschi e terreni di bonifica, poi al km 40 si rientra in Sabaudia, immettendoci alla fine in un lungo rettilineo che sullo sfondo ha la torre del municipio e il traguardo.
Cielo sereno, poco vento, temperatura ideale, misurazione esatta; come a Malo, vince Calcaterra. Dopo un’ora e 35 arrivo anch’io, rifocillato (così così, prima del pasta party) e rimborsato della quota d’iscrizione da una bellissima ragazza mora, messa un po’ in crisi dalla mancanza di spiccioli. Per fortuna, arrivano in 5 ore Boldrin e Liccardi a distendere il clima.
Premiazioni interminabili, docce tiepide (come a Malo, distanti qualche centinaio di metri dall’arrivo, e da fare a piedi); resta poco tempo per il bus in direzione Roma, ma ce la possiamo fare. L’impressione è, nel complesso, positiva.
Adesso, aspettiamo gli exploit del Professore…

Fabio Marri



da www.giovannicertoma.it

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