domenica 21 dicembre 2008

Omelia del giorno 21 Dicembre 2008 di Mons. Riboldi


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Omelia del giorno 21 Dicembre 2008

IV Domenica di Avvento (Anno B)

Un sì che diventa la nostra storia


Che il Santo Natale abbia avuto - ed abbia - un fascino unico nel cuore di tanti è innegabile.
In questi giorni, poi, che ci accostiamo alla Solennità, questo fascino diventa l'aria di una grande attesa di speranza, di 'nuovo', che ha le sue radici nel cuore dell'uomo, sempre che questi appartenga 'agli uomini di buona volontà'.
E' un'attesa coltivata da secoli e mai scomparsa, che dovrebbe essere consapevole e vigile nella nostra esperienza quotidiana, perché la nostra vita e quella di tutti sia migliore in ogni senso.
Quest'anno le ristrettezze economiche, dovute a quella che chiamano 'recessione', ci rendono più cauti nelle spese e nei regali. Ne soffre il consumismo, ma il ritorno ad una vita più sobria e semplice, dove riprende il suo posto il cuore e non le cose, dovrebbe fare emergere la gioia e la necessità che ritorni la pace cantata dagli Angeli sulla grotta di Betlemme.
Sarà così? La risposta dipende da ciascuno di noi. Gesù troverà in noi la 'grotta e la mangiatoia' che Lo accolgono?
Se, come invita il profeta Isaia, 'spianiamo la via al Signore', sarà proprio la ritrovata semplicità del Natale, che farà spazio alla fede, alla gioia, all'amore.
Ma occorre avere il coraggio di dire 'sì' a Dio, come fece Maria.
C'è una preghiera che segna il nostro tempo, giorno per giorno, richiamando il grande evento dell'Annunciazione. Nelle nostre Chiese, l'evento che meditiamo oggi, ci viene ricordato con l'Angelus, scandito dalle campane, ogni giorno, al mattino, a pranzo e a sera.
Un evento che ci ricorda lo stupore dell'Annunciazione. Nelle nostre famiglie, un tempo, e forse anche oggi, in tanti si risponde al suono delle campane, con la tradizionale preghiera, che è il racconto dei racconti, l'Angelus, appunto:
“L'Angelo del Signore portò l'annunzio a Maria
ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
Ecco la serva del Signore, sia fatto di me secondo la Tua Parola.
E il Verbo di Dio si è fatto carne ed abitò tra noi.
Prega per noi santa Madre di Dio,
perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo”.
Una preghiera quotidiana, che è l'orologio della salvezza e ci ricorda il Natale di Gesù. ogni giorno. Tre volte al giorno. I passi di Maria, che accompagnano i nostri passi, o così dovrebbe essere.
Leggiamo, dunque, assaporando parola per parola, il racconto dell'Annunciazione, di cui la Chiesa 'fa memoria', oggi.
"In quel tempo, Dio mandò l'Angelo Gabriele a Nazareth, un villaggio della Galilea. L'angelo andò da una fanciulla che era fidanzata ad un certo Giuseppe, discendente del re Davide. La fanciulla si chiamava Maria. l'angelo entrò in casa e le disse: Rallegrati, Maria, il Signore è con te. Egli ti ha colmata di grazia.
Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava sul significato che poteva avere quel saluto. Ma l'angelo le disse: Non temere, Maria! tu hai trovato grazia presso Dio. Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai il nome Gesù. egli sarà grande e Dio, l'Onnipotente, lo chiamerà Suo Figlio. Il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre ed egli regnerà per sempre sul popolo di Israele. Il Suo regno non finirà mai.
Allora Maria disse all'angelo: Come è possibile questo dal momento che io sono vergine?
L'angelo rispose: Lo Spirito Santo verrà su di te e l'Onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il bambino che avrai sarà santo, Figlio di Dio. Vedi, Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese Nulla è impossibile a Dio!:
Allora Maria disse: Eccomi, sono la serva del Signore, Dio faccia con me come tu hai detto. Poi l'angelo la lasciò" (Lc 1, 26-38).
“Pensiamo per un momento - affermava Paolo VI - all'avvenimento prodigioso che l'annunciazione ci ricorda. Ci ricorda l'entrata nuova, soprannaturale, personale, di Dio nel mondo delle sue creature, anzi nella nostra terra, nella nostra storia, nella nostra natura umana.
È la festa dell'Incarnazione; è la prima, la più profonda, la più ineffabile festa del poema cristiano. È la festa del più miracoloso avvenimento che sia mai accaduto nel corso dei secoli. Pensiamo: il Verbo di Dio, Dio Lui stesso, in virtù dello Spirito Santo, l'Amore infinito calato sopra la più innocente figlia di questa terra, viene a vivere da uomo, come uno di noi (esclusa la nostra condizione radicale di peccatori), fondendo in sé con la sua natura divina la nostra natura umana; assume la nostra carne, la nostra forma di vita, la nostra sorte.
Maria diventa così madre di Cristo, cioè madre di Dio fatto uomo. Siamo tentati di dire che questo mistero dell'Incarnazione, è troppo grande, più difficile a comprendersi di ogni altro; è sconvolgente e sbalorditivo, tocca l'impensabile e l'impossibile.
Così l'ineffabile 'fiat' di Maria innestò l'amore salvifico di Dio nel campo umano. Un 'sì', un atto di accettazione cosciente, di obbedienza voluta, di carità libera, ebbe espressione dal cuore e dalle labbra di Maria; ella ci rappresentò tutti; ella, l'unica la cui voce potesse veramente rispondere alla sovrana chiamata di Dio. Ella tutti ci istruì sul modo di realizzare la nostra salvezza, che è nell'accettare la volontà di Dio.
Poniamo l'orecchio a quella candida, innocente voce di Maria che ancora risuona per noi: 'Si faccia in me secondo la tua parola'; e nel riudire quell'umile e decisivo messaggio lasciamo che una pietà immensa riempia il nostro cuore di riconoscenza e di lode e di fiducia.
Lasciamo che il suo esempio tracci a noi la lezione di cui abbiamo maggiormente bisogno, perché Dio si incarni nella nostra vita, perché la sua volontà, che ha nei cieli il suo regno, sì realizzi qui in terra, nel regno sconvolto dalla nostra voglia di libertà, nella volontà, perché possiamo essere davvero seguaci di Cristo e fruire della sua salvezza; occorre perciò che anche noi impariamo a dire 'sì' ai voleri di Dio, anche quando sono grandi, anche quando sono incomprensibili, anche quando sono per noi dolorosi.
Ci insegni Maria Annunziata a dire la grande parola: 'Sì, fiat, sia fatta, o Signore, la Tua volontà" (Paolo VI, 25 marzo 1961).
Ormai siamo vicini al Natale, tanto vicini.
Non ci resta che essere degni e preparati ad accogliere Dio che viene ed attende il nostro 'sì'.
Sarebbe davvero un'imperdonabile superficialità se sbarrassimo la porta a Gesù, per aprirla solo ad altro di effimero e materiale.
Ma sono certo che questi giorni, che ci avvicinano al Natale, i miei amici saranno come i pastori, in attesa che l'Angelo annunci la nascita, in noi, di Gesù.
È questa la gioia che tutti vorremmo e che Gesù solo sa e può donarci, solo se glielo permettiamo. Preghiamo con la Chiesa nell'attesa del Natale.
"Stillate o cieli dall'alto e le nubi piovano giustizia.
Si apra la terra e produca la salvezza.
Spunterà la radice di Jesse - che verrà a giudicare i popoli:
i popoli in Lui potranno sperare.
Cercate il Signore e confortatevi cercate sempre il Suo Volto.
Dite alla figlia di Sion: ecco il nostro Salvatore
verrà con potenza".

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: www.vescovoriboldi.it
email: riboldi@tin.it

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