martedì 9 dicembre 2008

Lettere a Lucilio di Seneca


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Libro VI

Lettera 61

Dobbiamo essere sempre pronti ad ogni evento

Dobbiamo abbandonare i desideri della nostra vita passata. Per conto mio, oro che sono vecchio, cerco di non volere quello che volevo da fanciullo. Con questo scopo passo i giorni e le notti, questa è la mia occupazione, questo è il mio pensiero: porre fine ai miei errori passati.
Faccio in modo che un sol giorno equivalga a tutta la vita. Né, in verità, voglio godermi questo giorno come se fosse l'ultimo, ma lo considero come se potesse anche essere l'ultimo. Ti scrivo oggi con lo stato d'animo di un uomo che la morte può chiamare proprio nel momento in cui scrive. Sono pronto a partire, ma continuerò a godere della vita, poiché non mi preoccupa troppo quanto vivrò ancora. Prima che invecchiassi, pensavo a vivere bene; ora che sono vecchio, penso a ben morire; e morir bene significa accettare volentieri la morte. Procura di non fare niente malvolentieri. Tutto ciò che è una dura necessità per chi vi si rifiuta, non è una necessità per chi è consenziente. E' veramente così: chi accetta di buon grado un ordine, sfugge all'aspetto più crudele della servitù. fare ciò che non si vorrebbe. L'infelicità non consiste nel fare una cosa per ordine altrui, ma nel farla contro la propria volontà. Perciò disponiamoci a volere tutto quello che le circostanze esigeranno; e soprattutto abituiamoci a pensare senza tristezza alla nostra fine. La preparazione alla morte deve precedere la preparazione alla vita. Noi siamo abbastanza provvisti per le esigenze della vita, ma siamo sempre insaziabili. Ci sembra e ci sembrerò sempre che qualcosa ci manchi. L'essere vissuti a sufficienza non dipende dal numero degli anni o dei giorni, ma dal nostro animo. Io, carissimo Lucilio, sono vissuto abbastanza; ora aspetto sazio la morte. Addio.

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