domenica 7 dicembre 2008

Lettere a Giulietta di Lise Freidman & Ceil Friedman


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Prefazione di Federico Moccia

Una lettera d'amore
è una guancia che non arrossisce,
una voce che non trema,
un amore altrimenti non detto.

Parole. Un fluido continuo che ci avvolge. Basta sollevare la mano e afferrarle. Eccole lì, pronte a tradurre i nostri sentimenti, sogni e desideri. Affidare al bianco di una pagina il segreto di un cuore. Leggere e rileggere le parole prescelte per manifestare i sentimenti più veri e profondi. E' questa la magia di una lettera, ogni lettera, specie se d'amore, contiene da sempre e da sempre sa veicolare.
Un sorriso. Un pensiero. Una frase importante che non dimenticheremo più. L'emozione di aprire una busta, svelare un contenuto. Occhi presi dal foglio. Scorrere lentamente le parole, capirle, a volte fraintenderle. E allora tornare indietro, ricominciare. Non, non può essere. Oppure sì, meraviglia, desiderio che si realizza. Poi un saluto, una promessa per il futuro. Altre volte fine tassativa, inappellabile, vera proprio perché scritta. E ancora lettere scritte per mancanza di coraggio, lettere che sostituiscono la voce, scritte di getto o magari meditate a lungo perché siano efficaci, per dire addio o chiedere scusa. Sperando che funzioni, sperando che possano far breccia davvero. Finalmente chiarire, finalmente capire. Altre ancora scritte, magari furiosamente e subito nascoste, destinate al segreto per sempre. Forse un giorno qualcuno le troverà. Forse. Ma ciò che contengono intanto resta lì, muto. Affidato come un tesoro al silenzio.
Lettere. Ne ho scritte e ricevute. Ne ho viste scrivere e ricevere. La lettera invita a prendersi il tempo necessario che il cuore merita quando decide di svelarsi. Perché invece troppe volte corriamo. E nella fretta il cuore si perde. Non parla più. La lettera costringe all'attenzione, all'ascolto. E' un atto di responsabilità perché quelle parole rimarranno identiche a se stesse nel tempo. Qualsiasi tipo di lettera sia. E l'unica possibilità di liberarsene sarà gettarle via. Strappare il foglio. Fare il reset del file. Cancellare quel SMS. Perché le lettere hanno tante forme. Si trasformano nel tempo, cambiano veste ma la sostanza rimane.
Scrivere il proprio amore è un gesto che mira all'eternità. E' mettersi a nudo come non mai, senza possibilità di ritorno dopo l'invio. E chi riceverà quelle parole sarà a sua volta invitato a fermarsi. E' un pò come trattenerlo per la giacca, delicatamente però. Come chiamarlo per dirgli 'regalami davvero un attimo del tuo tempo, non badare per un po' al flusso caotico della tua vita, ascolta me'. Perché spesso dimentichiamo l'importanza di dedicare alcuni istanti a una rivelazione. Ecco l'importanza di un foglio, lasciato scivolare sotto una porta o spedito per posta o piuttosto attraverso una delle moderne forme di corrispondenza elettronica e digitale. Il concetto non cambia. Conta l'emozione che questi scritti contengono. Conta il trabocco d'anima che sanno veicolare. Anche se a volte non funzionerà. Anche se non riceveranno risposta. Perché le lettere sono importanti. Sono compiute a prescindere dal destinatario che le ha ispirate. Conta il rituale. Specie nelle lettere della tradizione: la scelta della carta, poi la penna, una prova, due, tre, magari la brutta per scegliere davvero ciò che è importante. E infine ricopiare in bella, regalando bellezza a quel foglio e ancora la busta e infine il francobollo, se serve, se le distanze ci frenano e occorre affidarle al postino. Oppure semplicemente infilarla sotto la porta o nella cassetta, da soli, a mano, magari di notte.
Di tutto ciò che dovevano essere consapevoli anche i protagonisti dei miei libri. Hanno affidato spesso il loro cuore alle lettere. Penso a quelle mai spedite di Babi a Step. Sogni infranti, sperenze, desideri. 'Com'è difficile scrivere, è una vera responsabilità. Perché le parole restano e quando le hai spedite è finita, non puoi tornare indietro. Parleranno di te per sempre, o almeno fino a quando qualcuno non brucerà il foglio che le contiene. Scrivere a te, poi. Sai perché lo faccio? Perché non resisto. Ho troppe cose dentro e non c'è nessuno a cui dirle. Nessuno che capisca. E io esplodo. Allora scrivo, le scrivo, le scrivo a te'. A quelle dubbiose e malinconiche di Step per Babi. 'Il cuore, come la mente, va allenato a resistere. A ricominciare. Che vuole dire non lo so, ma sento che non devo mollare. Che si avvicina il momento di tornare. Che forse quando scenderò dall'aereo mi sentirò meglio. Ti rivedrò? Ti verrò a cercare? Parleremo? Non so niente.' E ancora, le lettere coraggiose di Gin, piene di voglia di rivedere il suo amore e contemporaneamente consapevoli di utto quel che cambia i tuoi piani. Step lontano come un tempo, come quando ancora non mi conoscevi. Ma io sì. E ci ho creduto. E ti ho cercato. E ti ho voluto. Con tutta me stessa. Oltre me stessa. Io, Gin, mai arrivata così in alto per amore. Così in alto che non c'è nemmeno una misura per dirti quanto. E poi di colpo giù, dove non pensavo fosse possibile arrivare. Giù, con un macigno di delusione legato ai piedi che ti trascina senza darti scampo. Di nuovo lettere. Lettere che forse non verranno spedite.'...............

Prefazione di Federico Moccia da Lettere a Giulietta di Lise Friedman & Ceil Friedman - Ed. Tea

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