lunedì 1 dicembre 2008

01-12-2008




Mt 13,53-58 «E si scandalizzavano di lui». (Mt 13, 57)

La debolezza di un Dio che si fa carne, generato dal sangue, figlio di un falegname e di Myriam di Nazaret. Accettare di nascere: farsi attraversare dalla debolezza che finirà crocifissa al duro legno degli uomini. L’umanità di Gesù crea scandalo: come ammettere l’incarnazione di Dio che sceglie di farsi semplice uomo? Si può inciampare nella carne di Gesù: nel suo distendersi nel mondo, nel suo ostinato farsi vicino all’uomo che lotta, spera, ama. Sconvolge la sua umanità, l’essere figlio, l’incarnazione tenace. Inizia così il disprezzo per Gesù: nella sua sinagoga, tra i suoi. Gli si riconosce la sapienza del cuore e i miracoli compiuti: ma parole e gesti, rivelatori della potenza di Dio, non ba-stano. Come può l’Altissimo manifestarsi in un uomo, normale e del tutto ordinario, che prima era falegname nella bottega del padre?
Guarisci, Signore, la nostra incredulità!

Preghiamo

Maestro e Signore,
io non merito che tu t’introduca
sotto il tetto della mia anima,
ma dato che tu vuoi,
come amico degli uomini,
prendere dimora in me,
io ti accosto con audacia.
Tu entrerai e illuminerai il mio pensiero infangato:
lo credo, tu non hai mandato via quelle che venivano a te,
né hai respinto il pubblicano penitente,
ma tutti coloro che si avvicinano a te nella conversione
li hai annoverati nel numero dei tuoi amici.
(Giovanni Crisostomo)

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