domenica 30 novembre 2008

Susanna Tamaro

Li chiamavo grandezza, poesia. Invece, forse, erano soltanto il desiderio di farla finita. Mi svegliavo nel cuore della notte e su un piccolo album scarabocchiavo parole che avrebbero dovuto essere versi. In quegli istanti, ero come ubriaco, mi tremava il braccio, il polso, tremava la penna sulla carta. Sentivo che, nella mia testa, finalmente si era aperta una saracinesca. Il velo dell'illusione era scomparso. La verità risplendeva lucida. Era un paesaggio di primavera ravvivato nei colori dalla pioggia. Vedevo le gemme e l'erba tenere e , fra l'erba, i boccioli aprirsi e divenire fiori. Quando tornavo a letto una gran pace mi scendeva dentro. Mi addormentavo felice come un bambino amato fin dal giorno del concepimento. Mi sembrava di aver raggiunto un punto fermo. Un punto dal quale era possibile partire e rifondare tutto in modo diverso.

Susanna Tamaro, Anima mundi

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