domenica 30 novembre 2008

Susanna Tamaro

Erano i primi di dicembre. Davanti al salotto c'era un balcone. Incurante del freddo, ho aperto la porta e sono uscito fuori. Malgrado fosse pomeriggio, il cielo era già buio e pieno di stelle, la bora soffiava e puliva ogni cosa, le antenne vibravano e così i fili che le collegavano agli apparecchi, una sinfonia di cavi e ferraglia. Oltre la tenda leggera, vedevo i miei compagni, il pavimento della sala era di marmo, brillava lucido e disinfettato come una lastra dell'obitorio. Loro continuavano a correre in circolo, intorno alle sedie. Vedevo le smorfie, gli ammiccamenti, gli imbarazzi. La confusione li avvolgeva, li avrebbe avvolti per sempre. Le loro vite mi apparivano come il piano di una casa in costruzione. C'erano le fondamenta e le pareti, le tubature dell'acqua e il tetto. Sapevo ogni cosa sul loro futuro, avrebbero fatto tutto quello che bisognava fare. Loro stavano là dentro, alla luce, al caldo, di riempivano la bocc di parole vuote. Io ero oltre il vetro.
Solo, al buio, con il gelo della notte intorno.

Susanna Tamaro, Anima mundi

Nessun commento:

Posta un commento