domenica 23 novembre 2008

Omelia del giorno 23 Novembre 2008 di Mons. Riboldi


foto da www.giovannicertoma.it

Omelia del giorno 23 Novembre 2008

XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (A) – Cristo Re

Solennità di Gesù, Re dell’universo


E’ davvero stupenda la pedagogia della Chiesa che ci dà la possibilità, durante l'anno, di ripercorrere e vivere tutta la storia della redenzione.
Inizia con il tempo dell'Attesa di Dio fra di noi, ossia l'Avvento, quindi la grande notizia che Dio davvero si è fatto uno di noi, nel Natale.
Segue il tempo della conversione, nella Quaresima, che ci prepara alla S. Pasqua e, dopo 50 giorni, l'inizio del cammino della Chiesa con la Pentecoste.
Questo cammino di fede – annuale - che abbraccia la storia della redenzione, termina con la Solennità di Gesù Cristo, Re dell'universo.
E in questo 'pellegrinaggio' Dio ci accompagna con il Suo Amore e la Sua Grazia, sempre che noi Lo seguiamo.
Lascio al profeta Ezechiele confermarci 'come' Dio ha cura di noi:
“Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge, quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi, dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.
Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo, e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita: fascerò quella ferita e curerò quella malata: avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò tra pecore e pecora, fra montoni e capri (Ez 34, 11-17).
Come assomigliamo a quelle pecore malate e disperse, che rischiano di smarrirsi e perdersi, seguendo coloro che non sono veri pastori, illudendosi che possano dare quello che non possiedono, ossia la gioia del cuore.
Siamo sempre affannosamente in ricerca di qualcosa o di qualcuno, che almeno ci offra l'illusione di felicità. Basta guardare tanti fratelli che 'si arrampicano' su tutto, pur di avere sempre qualcosa in più, sgomitano per possedere di più, si agitano per apparire di più...a volte senza guardare troppo per il sottile alla morale e alle conseguenze.
Che la felicità sia il 'sale' della vita di ogni uomo è scontato.
Ma tutti noi - non dovremmo mai scordarlo - usciamo dal Cuore, che è la gioia per essenza, senza limiti di spazio e di tempo: il Cuore di Dio, Dio stesso, che 'a sua immagine' ci ha creati. Cercare la gioia altrove è pazzia.
Troppo spesso ci accontentiamo del fugace -brivido, che ci danno le creature: un brivido che subito dopo, ci mostra il proprio limite, se non il vuoto di contenuto.
Seguire Cristo che ci accompagna nell'anno liturgico, invitandoci a vivere seguendo Lui, Via, Verità e Vita, è camminare senza paura verso l'incontro finale con Lui.
Un incontro che ci sarà, lo si creda o no.
Un incontro che i Santi - dalle semplici persone, in cui l'amore era regola di vita, ai grandi Santi - hanno sempre atteso, preparandosi, restando vigilanti e sereni.
Gesù, che ha vitto tra noi, come uno di noi, ci ha preceduto, ha tracciato la via e ci attende. Lui, l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine.
Ed è Gesù stesso che ci descrive il grande giorno in cui il mondo finirà e ci sarà il Giudizio, dandoci quasi lo 'schema' delle domande, dalle cui risposte dipenderà il nostro giudizio finale. Ma ascoltiamo con tanta serietà, perché sarà il momento più importante della nostra vita.
“Gesù disse: Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a Lui tutte le genti, ed Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le sue pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti Gli risponderanno: Signore, quando ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto a Me.
Poi dirà a quelli della sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare: ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli non l'avete fatto a Me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna” (Mt 25, 31-46).
Il giudizio sarà proprio sull'amore verso i più deboli, perché Gesù afferma che essi 'sono Lui'!
Non potremo dire di 'non sapere'....chi di noi é saggio ne può far argomento di riflessione quotidiana. Non ci resta che interrogarci oggi e ogni giorno, per prepararci al giudizio.
Viene da far nostra la preghiera che Paolo VI, allora arcivescovo di Milano, rivolgeva a Lui, nella Quaresima del 1955:
“O Gesù, nostro unico mediatore, Tu ci sei necessario per venire in comunione con il Padre, per diventare con te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli adottivi; per essere rigenerati nello Spirito Santo.
O Gesù, Tu ci sei necessario, o solo Maestro delle verità recondite e indispensabili della vita, per conoscere il nostro essere e il nostro destino e la via per conseguirlo.
O Gesù, Tu ci sei necessario, Redentore nostro, per scoprire la nostra miseria e per guarirla; per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità, deplorare i nostri peccati e averne perdono.
O Gesù, Tu ci sei necessario, per ritrovare le ragioni della fraternità fra gli uomini, i fondamenti della giustizia e della carità.
O Gesù, Tu ci sei necessario, grande Paziente dei nostri dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per dare a lei un valore di espiazione e di redenzione.
O Gesù, Tu ci sei necessario, Signore e Dio-con-noi, per imparare l'amore vero e camminare nella gioia e nella forza della tua carità, lungo il cammino della nostra via faticosa, fino all'incontro finale con Te amato, con Te atteso, con Te benedetto nei secoli”.
Stupenda preghiera!
E noi quel giorno, da che parte saremo?
Facciamo nostra, nella riflessione e nella preghiera, questa profonda supplica, perché possiamo essere tutti insieme e sentire il “Venite benedetti”, come premio di una vita vissuta con un amore senza limiti, in particolare verso i più deboli e bisognosi.

Antonio Riboldi – Vescovo –
Internet: http://www.vescovoriboldi.it/
email: riboldi@tin.it

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