lunedì 3 novembre 2008

Lettere a Theo sulla pittura di Vincent Van Gogh


foto da www.wikipedia.org

Neunen, 30 aprile 1885

Caro Theo,
ti mando per il tuo compleanno i miei migliori auguri di salute e serenità. Avrei voluto mandarti in questa occasione il quadro dei mangiatori di patate ma, pur andando avanti bene, non è ancora finito.
Benché il quadro finale sia stato dipinto in un tempo relativamente breve e per la maggior parte a memoria, mi ci è voluto un intero inverno trascorso a dipingere studi di teste e mani per poterlo fare. Quanto ai pochi giorni in chi l'ho dipinto, è una stata una vera battaglia, di cui però sono veramente entusiasta. Anche se ripetutamento ho temuto di non riuscirci. Dipingere è anche un agir-créer.
Quando i tessitori tessono quella stoffa che mi pare si chiami Cheviot, o anche quegli strani tessuti scozzesi, allora si sa che il loro intendimento è di ottenere dei particolari colori spezzati e grigi per i Cheviot, mentre per il tessuto scozzese dai vari colori si fa in modo che i colori più vivi si equilibrino affinché, invece di ottenerne un effetto crudo, l'effet produit del disegno risulti a distanza armonioso.
Un grigio, tessuto di fili rossi, azzurri, gialli, bianco sporco e neri, un azzurro spezzato da fili rossi, rosso aranciati e gialli, sono ben diversi dai colori semplici, vale a dire che sono più iridescenti, mentre i colori primari diventano al confronto duri e morti. Per il tessitore però, o meglio per il disegnatore del disegno e della combinazione di colori, non è sempre facile valutare il numero dei fili e le loro direzioni, come è altrettanto difficile mescolare i colpi di pennello a formare un tutto armonioso.
Se confrontassi i primi studi a olio eseguiti quando arrivai qua a Neunen col quadro cui sto lavorando ora, penso ti accorgeresti di una maggiore vivacità per quanto riguarda il colore.
Penso che il problema dell'analisi dei colori preoccuperà anche te un giorno, in quanto, come conoscitore ed esperto, penso tu debba avere anche una opinione ferma ed essere convinto di determinate cose.
Per lo meno per piacere personale e per poter dimostrare che le proprie opinioni sono fondate, bisogna essere in grado di spiegarle in poche parole agli altri, i quali talvolta ad una persona come te chiedono informazioni, allorché desiderano sapere qualcosa di più sull'arte.
Ho ancora qualcosa da dire di Portier - naturalmente non sono del tutto indifferente alla sua opinione personale e apprezzo moltissimo il fatto che egli non abbia ritrattato nulla di quanto ha detto.
Neppure mi importa che poi egli non abbia messo alle pareti quei primi miei studi. Se però gli manderò un quadro di suo gradimento, lo potrà ottenere solo a patto di metterlo in mostra. Quanto ai Mangiatori di patate, è un quadro che starà meglio in una cornice dorata, ne sono sicuro, ma starà bene anche su una parete tappezzata con una carta color grano maturo.
Senza una inquadratura del genere proprio non bisogna vederlo. Non spicca bene su uno sfondo scuro e neppure su uno sfondo opaco. Questo perché dà un'idea di un interno molto grigio. Anche nella realtà è incorniciato in una cornice dorata, per così dire, perché il focolare e il riflesso del fuoco sulla parete bianca sarebbero più vicini allo spettatore e ora sono al di fuori del quadro, mentre in realtà inquadrano completamente il soggetto.
Ti ripeto, va incorniciato con qualcosa color dorato cupo o ramato.
Se tu stesso vuoi vedere il quadro come va visto, non dimenticare, ti prego, quanto ti ho detto ora. Mettendo il quadro accanto a una tonalità dorata, si ottiene anche una luminosità in punti insospettati, togliendo al tempo stesso quell'aspetto marmorizzato che il quadro assume quando viene sfortunatamente posto su uno sfondo opaco o nero. Le ombre sono dipinte di blu, e un tono dorato le ravviva. Ieri l'ho portato ad Eindhoven da un mio amico, che si è dedicato alla pittura. Tra circa tre giorni, andrò a pennellarlo col bianco d'uovo e a terminare qualche dettaglio.
Costui, che sta facendo ogni sforzo per imparare a dipingere nonché ad ottenere una buona tavolazza, l'ha apprezzato molto. Ha già visto lo studio di cui ho fatto la litografia e mi ha detto che no pensava potessi portare a tal punto disegno e colore. Dato che dipinge con la modella, sa anche lui che cosa c'è nella tesa o nel pugno di un contadino; quanto alle mani, ha detto che lui pure ha ora un concetto del tutto diverso del come dipingerle.
Ho cercato di sottolineare come questa gente che mangia patate al lume della lampada, ha zappato la terra con le stesse mani che ora protende nel piatto, e quindi parlo di lavoro manuale e di come essi si siano onestamente guadagnato il cibo.
Ho voluto rendere l'idea di un modo di vivere che è del tutto diverso dal nostro di gente civile. Quindi non sono per nulla convinto che debba piacere a tutti o che tutti lo ammirino subito.....

dal Lettere a Theo sulla pittura di Vincent Van Gogh

Nessun commento:

Posta un commento