martedì 25 novembre 2008

Così sgridai la violetta ardita di Shakespeare


foto di Cinzia - Calabria 2007

Così sgirdai la violetta ardita:
"Dolce ladra, a chi rubi l'odoroso
fiato se non all'amor mio? E se viva
porpora stendi sulla guancia morbida
l'hai intinta del mio amore nelle vene".
Per la tua mano ho condannato il giglio,
la maggiorana nei tuoi ricci è presa,
stanno in ansia le rose sullo spino,
rossa una si vergogna, un'altra tutta
sbianca e dispera, una ancora né bianca
né rossa rubò lor le tinte e l'alito
vi aggiunse tuo, ma fu punita: al culmine
vindice un verme se l'è divorata.
E altri fiori annotai, ma ogni fiore
da te avea colto o dolcezza o colore.

da I sonette di Shakespeare Grandi Tascab. Econ. Newton

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