venerdì 7 novembre 2008

Catullo

La navicella che vedete, dice
che fu più veloce d'ogna altra,
amici, e che volando a remi o a vela
vinse l'impeto di qualunque nave.
E questo riconoscono le rive
del tempestoso Adriatico e le Cicladi,
la famosa Rodi e l'orrida Tracia
Propòntide e il pauroso Ponto Eusino
dov'era già selva d'alberi alti
prima di diventare navicella:
e spesso là, sui gioghi del Citòrio
sibilò con la voce delle fronde,
O Amastri Pòntica! O Citòrio denso
di bossi, la piccola nave dice,
e queste cose sono a te notissime
ora, come lo furono una volta,
che s'innalzava sopra la tua cima
da tempo remoto, e che immerse i remi
nelle tue acque, e che poi di là per mari
inquieti mi portava, quando il vento
chiamava da una o l'altra parte o Giove
docile urtava a un tempo le due scotte;
che, senza far voti ai numi dei lidi,
navigando da un mare lontanissimo
giunse a questo lago d'acque limpide.
Ma queste cose furono già un tempo:
ed ora invecchia in solitaria quiete,
e a te si consacra, gemello Castore,
e a te pure, gemello di Castore.

da Poesie - Catullo - ed. Oscar Mondadori
La navicella che vedete, dice

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