giovedì 23 ottobre 2008

Le Confessioni di S. Agostino



foto da http://www.giovannicertoma.it/


Alipio impara a sue spese a non giudicare affrettatamente gli uomini

Questa vicenda era riposta nella sua memoria, e gli sarebbe servita come medicina in futuro. Così doveva accadere anche di un altro fatto: ancora studente a Cartagine nella mia scuola, una volta, verso mezzogiorno, si aggirava per il foro ripetendo mentalmente il discorso che avrebbe poi dovuto recitare in classe, come sogliono fare gli studenti; e tu permettesti che fosse arrestato dalle guardie del foro come ladro. Credo che tu, o Dio, lo abbia fatto soltanto perché, destinato a diventare una persona importante, imparasse fin d'allora come nei giudizi non bisogna essere facili a condannare prestando subito fede alle accuse.
Passeggiava, dunque, davanti al tribunale tutto solo e con in mano tavolette e stilo, quand'ecco che un giovane, uno dei tanti studenti, ma ladro veramente, portando con sé una scure si avvicinò furtivamente, senza che Alipio se ne accorgesse, ai cancelli di piombo che sovrastano la strada dei banchieri e cominciò a tagliare il metallo. I banchieri che erano dentro, udito il rumore, si misero in allarme e mandarono ad arrestare chiunque avessero trovato. Il ladro, accortosene, si diede alla fuga abbandonando la scure per non essere colto in fragrante. Alipio, che non l'aveva visto entrare lo notò mentre usciva e, spinto dalla curiosità di sapere perché usciva di corsa, entrò e vide la scure. Stava lì ad osservarla stupito, quando giunsero quelli che erano stati mandati, lo trovarono solo e con l'attrezzo in mano, lo catturarono e lo portarono via; di fronta agli abitanti della zona accorsi, si vantarono di aver colto il ladro sul fatto, e poi lo consegnarono alla giustizia.
Ma la lezione per Alipio doveva finire lì. Tu, infatti, o Signore, sei venuto subito in aiuto all'innocenza che tu solo conoscevi. Mentre egli veniva portato in carcere o forse anche al supplizio, incontrarono un architetto, incaricato della sorveglianza degli edifici pubblici. Quelli che avevano preso Alipio furono contenti di incontrare proprio lui, perché egli di solito accusava loro delle sparizioni che avvenivano nel foro: ora finalmente avrebbe visto da chi venivano attuati quei furti. Ma quell'architetto aveva già incontrato Alipio nella casa di un senatore, che spesso andava a trovare; riconosciutolo, lo trasse in disparte e gli chiese come mai si trovasse in quel guaio. Sentito di che si trattava, ordinò alla folla minacciosa di seguirlo, e giunsero così all'abitazione del giovane che era il vero ladro. Sulla porta di casa c'era uno schiavo giovane e ingenuo che non sospettò di poter danneggiare il suo padrone raccontando tutto. Lo aveva infatti seguito nella piazza, e anche Alipio lo riconobbe e lo disse all'architetto. Questi, mostrata allo schiavo la scure, gli chiese di chi fosse. Egli rispose: "Nostra", e alle altre domande raccontò anche tutto il resto. Così l'accusa si spostò su quella casa, e la folla, che aveva già creduto di potersi vendicare su Alipio, rimase confusa; e colui che sarebbe stato dispensatore della tua parola e avrebbe avuto il compito di giudicare molti casi nella tua Chiesa, uscì da questa esperienza più saggio.

da Le Confessioni di S. Agostino d'Ippona - Ed. Paoline

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