martedì 14 ottobre 2008

La città della gioia

Simile a un fiore che cerchi il sole, la cupola a forma di tetto di paglia del tempio di Kali spunta sopra il dedalo delle viuzze, delle case borghesi, delle catapecchie, delle botteghe e di ricoveri per i pellegrini. Questo luogo sacro dell'induismo militante, costruito vicino a un antico braccio del Gange sulle cui rive si bruciano i morti, è il santuario più frequentato di Calcutta. Giorno e notte una folla di fedeli brulica, dentro e intorno alle sue mura grigie. Ricche famiglie, con le braccia cariche di offerte di frutta e di viveri avvolti in carte dorate; penitenti vestiti di cotone bianco che portano capre al sacrificio; yogi in tunica color zafferano con i capelli raccolti e annodati in cima al capo e il segno vermiglio della loro setta dipinto sulla fronte, trovatori che cantano nenie lamentose come sospiri; musici, mendicanti, venditori, turisti, tutta una disparata moltitudine si mescola in un'atmosfera di festa.
E' anche una delle zone più congestionate di una città sovrappopolata. Centinaia di botteghe fanno da corona al tempio con le loro vetrine multicolori. Vi si vende di tutto: frutta, fiori, utensili di ottone, giocattoli e perfino pesce fresco e uccelli in gabbia. Sopra tutto il brulichio fluttuano la nebbia azzurrina dei roghi e il loro odore in cui si mescolano incenso e carne bruciata. Innumerevoli cortei funebri si fanno strada in mezzo alla marea dei fedeli, della mucche, dei cani, dei bambini che giocano per la strada. Nel tempio di Kali, la vita più frenetica e la morte vanno di pari passo.


dal libro La città della gioia di Dominique Lapierre - ed. Oscar Mondadori

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