venerdì 10 ottobre 2008

Goya




Carlo IV e la sua famiglia
Figlio di Carlo III, paragone con l’incoronazione di Napoleone del David. La faccia del re guarda fuori campo, così anche la regina; la regalità è resa solamente dagli oggetti. Il re non viene reso fiero né ingentilito, arricchito quindi solo dagli oggetti.
Colpito da una misteriosa malattia che lo rende completamente sordo, la sua attività ritrattistica subisce evoluzioni. I suoi ritratti, pur splendenti di luminosa materia pittorica, divengono ora impietosa analisi dei personaggi. Pittore di corte, l'artista eseguì numerosi ritratti della famiglia reale e di personalità dell'aristocrazia madrilena. Questo quadro prende vita dalla smagliante freschezza delle piccanti armonie cromatiche non meno che dall'acume pressoché crudele con cui è resa, nella sua soddisfatta mediocrità, quell'accolta di regali personaggi. Le fisionomie vengono indagate e rese con lucido senso del grottesco.




La lampada del diavolo




Il sonno della ragione genera mostri



Manichino di paglia
È metafora di come le donne del ceto aristocratico, che giocando con l’uomo di paglia esaltano la pochezza maschile dell’uomo spagnolo, privo di carattere.


La duchessa d'Alba
Giovane ridicolizzata, trattata come una bambola. Il cane ha il fiocco rosso come la donna.


 
Picadores

Tema della corrida, da sempre molto sentita in Spagna. L’opera ha una sua monumentalità, una sua grazia, c’è infatti una certa eleganza nonostante la sua brutalità. Qui è solo inno alla violenza, due assistenti tirano il toro per la coda, simbolo del ridicolo. Non c’è encomiastica, il picadores è stato preso al bacino; gli spettatori seguono la linea d’ombra sugli spalti, sono tutti sul versante oscuro, mondo notturno. È questo perfetto esempio della pittura oscura di Goya, l’illuminismo ancora non è arrivato in Spagna.

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