martedì 16 settembre 2008

Versi scritti fra i Colli Euganei, ottobre 1828 di P. B. Shelley



Ora il meriggio scende attorno a me:
è il meriggio del fulgore dell'autunno,
quando una nebbia soffice e purpurea
come ametista vaporosa,
o una stella sciolta nell'aria
mischiando luce e fragranza, lontano
dal confine del curvo orizzonte
al vertice dell'abisso celeste,
ricolma il cielo straripante;
e le pianure che silenti giacciono
sotto, le foglie asciutte
dove la brina infante è passata
con ali di mattino ai piedi
(la chiara impronta splende ancora);
e le vit rosse e dorate,
che con filari allineati penetrano
la ruvida boscaglia, oscuramente orlata;
e anche i fili d'erba bruna,
che tendono da questa bianca torre
all'aria senza vento; il fiore
che luccica ai miei piedi; l'Appennino
con i suoi sandali d'olivo, il cui crinale
si staglia fioco a sud;
le Alpi, le cui nevi si stendono
alte fra le nuvole e il sole;
e ogni cosa vivente;
e il mio spirito che così a lungo
ha ottenebrato questa svelta corrente di canto,
giaccino compenetrati
della gloria del cielo:
sia amore, luce, armonia,
profumo, o l'anima del tutto
che dal cielo come rugiada cade,
o la mente che nutre questo verso,
popolando il solitario universo.


dal libro Poemetti veneziani di Percy Bysshe Shelley - Oscar Mondadori

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