venerdì 19 settembre 2008

Un pò di storia



Fin dall'antichità si usava consumare bevande alcoliche. Omero consigliava il vino giovane al latte di capra, mentre Platone celebrava le proprietà dell'idromele. Gli stessi romani, dimentichi delle primitive asprezze, aromatizzavano il vino con semi di anice, coriandolo e mirto.
La composizione di questi liquori prevedeva l'utilizzasione di zuccheri, frutta, essenze e aromi al fine di ottenere un prodotto omogeneo e gradevolmente alcolico.
Nell'XI secolo un arabo scinde per distillazione l'alcol, chiamandolo acqua ardente. Il Medioevo si incendia di alchimia. Nelle segrete officine dei conventi prendono a bollire gli alambicchi e comincia la storia moderna dei liquori. Re e regine finanziano personaggi a mezzo tra lo scienziato e il mago, nella speranza di gustare l'elisir di lunga vita. Il Rinascimento vede gli italiani commerciare delizioso ratafià alla corte di Luigi XIV, e lo stesso re ritrova in esso l'alacrità e il vigore dei verdi anni.
Un passo fondamentale verso l'industrializzazione dei liquori si compie nel XVIII secolo con l'ntroduzione della distillazione continua a basso costo. Abbattuta la barriera dell'esclusività, il liquore invade le abitudini della gente e si propone come fatto di costume. Scoppia la piaga dell'alcolismo, e l'Inghilterra eleva oltre misura il costo degli alcolici per frenarne l'acquisto: invano, il loro potere benefico è superiore al cattivo uso di pochi.

dal libro Come fare Liquori d'erbe - ed. Demetra

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