lunedì 4 agosto 2008

I delitti della Medusa di Giulio Leoni

"Stava (Dante) dettando la risposta alla nota del messo pontificio, il card. D'Acquasparta, che chiedeva un'udienza urgente con l'autorità comunale, quando gli fu annunciato l'arrivo del pittore Giotto. Un sorriso gli illuminò il volto, a sentire la voce dell'artista che risuonava potente dentro la porta. Giotto era l'unico tra i suoi amici di gioventù che aveva continuato a frequentare anche quando la passione politica nascente l'aveva pian piano distolto da quel mondo di cortesia e di leggerezza che i "fedeli" continuavano ad abitare. Forse perché era sempre stato tra loro quello meno perso nelle sottigliezze delle parole, preso com'era dalla passione per le forme come se l'anima intellettiva conoscesse due modi diversi di funzionare, e ci fossero uomini che per raggingere la conoscenza percorrono una via fatta di idee connesse come gli anelli di una catena, e altri nelle cui menti la luce della verità sfolgora per illuminazioni improvvise, come una pala d'altare che riassuma in poche macchie di colore secoli di storia sacra.

Il mistero di come i concetti e le idee prendono corpo in noi attraverso i segni che ci scambiamo lo affascinava sempre di più negli ultimi tempi. Il linguaggio avrebbe trattato prima o poi il problema delle sue forme. Avrebbe trattato anche quello."



da "I delitti della Medusa" di Giulio Leoni - Oscar Mondadori

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