sabato 30 agosto 2008

Edward Lear

Roccella, con il suo capo roccioso, ammirabile anche da Gerace, diventa sempre più bella mano a mano che ci avviciniamo; ma le ore erano trascorse e il sole era così basso, che solo correndo velocemente sono riuscito ad arrivare in un posto, fra aloe e ulivi, vicino alla riva del mare, abbastanza in tempo per disegnare i fini contornidi fronte a me. Al tramontare del sole, c'erano ancora tre miglia per arrivare alla città, su di un terreno pianeggiante, intersecato da rovine nascoste; così il ritardo nell'avvicinarsi era tanto imprevisto quanto inevitabile. Gruppi di paesani ci oltrepassavano, suonando allegramente al zampogna; il cielo si faceva gradualmente scuro, e le stelle erano splendenti, mentre ci avvicinavamo ai piedi dei sobborghi di Roccella, un tempo fortezza della famiglia Caraffa, ora collezione di case disperse nella parte bassa e nodo di altre sulla doppia rupe fortificata. Ci fu detto che Don Giuseppe Nanni, al quale la nostra lettera ci dirigeva, viveva vicino al castello; così siamo saliti sopra la rocca fra neri archi e paesaggi sino ad una piazza circondata di case: tutto ciò che noi potemmo vedere, dai ruvidi muri contro il cielo, in completa rovina.


Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi Reggio Calabria e la sua Provincia (25 luglio-5 sett.1847)

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