sabato 23 agosto 2008

Diario di un viaggio a piedi di E. Lear



25 Luglio, 1847
Il nome Calabria in se stesso ha non poco di romantico. Nessun'altra provincia nel Regno di Napoli stimola tale interesse o ispira tanto ancor prima di avervi messo piede. Quanto può interessarci il Molise o Il Principato? O che visioni possono evocare i nomi di Terra del Lavoro O Capitanata? Ma 'Calabria'! Appena il nome è pronunziato, un nuovo mondo si presenta alla nostra mente: torrenti, fortezze, tutta la prodigalità dello scenario di montagna, cave, briganti e cappelli a punta, la Signora Radcliffe e Salvator Rosa, costumi e caratteri, orrori e magnificenze senza fine. Persino a Messina, il suo fascino deriva dalla catena blu delle montagne e di villaggi sparsi sulla sponda opposta; Reggio scintilla sulla riva del mare, Scilla sulla sua rocca dove la guida (metaforicamente) dice che si possono forse sentire enormi cani abbaiare attraverso lo Stretto; e si vedono l'alto e maestoso Aspromonte, coronato dalle nuvole, e le scogliere perla-pallido di Bagnara. Eppure questa terra di grande interesse pittorico e poetico ha avuto solo pochi visitatori; meno ancora hanno pubblicato le loro esperienze; i suoi paesaggi, a parte quelli delle strade principali, o vicini ad esse, sono stati raramente riprodotti, almeno dai nostri contemporanei.

dal libro Diario di un viaggio a piedi - Reggio Calabia e la sua Provincia (25 luglio - 5 settembre 1847) di Edward Lear - ed. Laruffa

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