giovedì 10 luglio 2008

Il profumo di Roma di Luigi Veuillot



Villa Pamphili

La villa Pamphili appartiene ai Doria. Come il bel museo del palazzo Doria, essa è di proprietà sia del pubblico che del principe, che ne ha la custodia e il mantenimento.
I pini della villa Pamphili sono celebri nel mondo. Tutti i viaggiatori li hanno ammirati, tutti gli scrittori ne hanno parlato. Essi si dispiegano in trionfali pennacchi nelle esagerate descrizioni di Chateaubriand; esagerate, e proprio per questo più vere delle altre. Che begli alberi e come è dolce la loro ombra!
Il casino della villa, semplicissimo in apparenza, contiene una rara collezione di antichità. Che cosa vuole quella vecchia? che Roma divenga "il museo del mondo", e intanto ci offre per sogni fanciulleschi le sue insulsaggini di pitonessa ispirata? A Roma non mancano musei, e ce sono di superflui.
Roma moderna ha troppo rispetto per Roma antica. Oso dire che molte statue di villa Pamphili troverebbero una migliore collocazione in un salone di un banchiere che in quello del nobile Doria.
A Roma si è piuttosto larghi in queste cose, e il contatto con gli antichi è doppiamente funesto ai moderni: li guasta e li umilia.
Ci sono statue moderne, fatte alla maniera antica, che rappresentano presso a poco ciò che si può vedere di più brutto. Se la tendenza pagana trionferà, nessuno può prevedere a qual grado di ignobilità arriveremo. Saremo precipitati nell'infamia per sfuggire all'incapacità.
Quanto alla natura, essa è di una bellezza indistruttibile. Che prati seminati di fiori! che acque, liete di riflettere l'azzurro! che piante alte, mosse dalla serena gaiezza del vento! Nel mese di gennaio vi abbiamo raccolto violette. O profumo immortale! o giorni dorati che è una meraviglia aver vissuti!
E il viale delle querce verdi! Noi l'abbiamo chiamato la Galleria dei candelabri. Questi vecchi tronchi espandono orizzontalmente il groviglio delle loro rame nodose e nere, formando i più fantastici candelabri. Là sopra si innalzano i nuovi rami, slanciati e lisci come ceri. Il sole illumina tutto questo verde cupo e fa, in pieno giorno, una notte stellata.
(1861)

dal libro Il profumo di Roma di L. Veuillot ed. Paoline

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