domenica 29 giugno 2008

Vincent van Gogh - La casa colonica ad Arles


http://www.vggallery.com/painting/f_0565.jpg

Casa colonica ad Arles, in Provenza

L'inverno del 1887-88 fu particolarmente rigido a Parigi e danneggiò ulteiromente la già precaria salute di van Gogh. A febbraio egli andò nella cittadina di Arles, nella Francia meridionale. Oltre alla speranza che il clima più caldo potesse risollevarlo dal suo stato di debilitazione, van Gogh addusse anche gli altri motivi della sua partenza in una lettera a suo fratello Théo: "Sono venuto al Sud e mi sono lanciato nel lavoro per mille ragioni. Per vedere una luce diversa; perché penso che guardare la natura sotto un cielo luminoso ci possa dare una più chiara idea della sensibilità e del disegno dei giapponesi. E anche per vedere questo sole tanto più forte...perché si sente che i olori del prisma sono offuscati nella nebbia del nord".
Le pennellate a riccioli e a svolazzi di van Gogh, di ispirazione orientale, caricano questa quieta vista di un'aia di una nervosa energia. Fiori selvatici eseguiti con spessi punti rossi su un verde fogliame aguzzo ravvivano il primo piano del dipinto. Il pittore dev'essere stato colpito dal contrasto tra i massicci e irregoalri fienilie e la minuta casa con i cardini del portone: la Casa colonica ad Arlese fa parte di una serie di dipinti e disegni chhe raffigurano l'identica costruzione con il cancello e i fienili. Nella seconda settimana di giugno del 1888 van Gogh scrisse a sua sorella: "Il sole, qui, quello è veramente diverso...Sento che per me è magnifico lavorare all'aria aperta nelle ore più calde della giornata. E' un caldo arioso e pulito. Specialmente il colore qui è squisito. Quando le foglie verdi sono fresche sono fatte di un verde ricco, che di rado possiamo vedere uguale al Nord. Quando diventa bruciato e secco non perde la sua bellezza, poiché a quel punto il paesaggio acquista tonalità dorate in tutte le tinte: verde-oro, e nello stesso modo vi entrano il bronzo, il rame, passando ad esempio dal giallo-limone al giallo cupo e opaco di una balla di grano trebbiato. E tutto ciò insieme al blu - che va dal pià profondo blu savoia dell'acqua al blu dei nontiscordadimé, oppure al blu-cobalto, particolamente chiaro e luminoso - al blu-verde e al blu-viola. Naturalmente tutti questi colori richiamano l'arancione: un volto bruciato dal sole dà l'impressione di un arancio. In più aggiunto alle tante tonalità di giallo, il viola se ne ritrova subito esaltato: qui uno steccato di canne, una grigia tettoia di paglio o un campo dissodato sembrano molto più intrisi di viola che da noi".

dal catalogo Capolavori Impressionisti dei Musei Americani ed. Electa

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