sabato 21 giugno 2008

Lettere a Lucilio di Seneca Il saggio e la solitudine

Lettera 10

Il saggio e la solitudine

E' così, né intendo cambiare il mio parere: devi fuggire i molti, i pochi, perfino il singolo. Non c'è nessuno con cui vorrei che tu avessi relazioni amichevoli. Vedi che alto concetto ho di te: oso affidarti a te stesso. Dicono che Cratete, discepolo di quello Stilbone, da menzionato nella precedente lettera, avendo visto un giovincello passeggiare in un luogo isolato, gli domandò che facesse lì solo. "Parlo di me" fu la risposta. E di rimando Cratete: "Sta' bene attento, te ne prego; tu parli con un cattivo soggetto". Noi siamo soliti tenere sotto controllo chi è in preda al dolore e alla paura, perché isolandosi non compia atti inconsulti. Chi è privo della saggezza non deve essere lasciato in balia di se stesso, perché ora ha cattivi pensieri e medita pericolose per sé e per gli altri, ora si abbandona alle sue passioni disoneste, ora il suo animo manifesta apertamente tutto quello che celava per paura o per pudore: la sfrontatezza, l'ira, i bassi istinti. Infine per lo stolto non c'è neppure quell'unico vantaggio che deriva dalla solitudine, ossia il non confidare nulla a nessuno e non temere delatori: egli si tradisce da sé.
Vedi, dunque, quali speranze mi fai concepire; o, meglio - poiché la speranza è una parola che indica un bene incerto -, vedi che cosa da te mi riprometto. Non trovo nessun altro con cui desidero che tu viva, se non te stesso. Ricordo sempre certi tuoi pensieri, così pieni di nobiltà e di vigore. Me ne sono subito rallegrato con me stesso e ho detto: "Sono parole che non vengono dalle labbra, ma dal profondo dell'anima; è un uomo che si distingue dalla folla ed ha alti ideali". Così devi parlare, così devi vivere, senza lasciarti abbattere da alcuna contrarietà. Ringrazia pure gli dei per aver esaudito le tue precedenti preghiere, ma fanne altre del tutto nuove; chiedi mente sana e buona salute per l'anima, e poi anche per il corpo. Perché non dovresti fare spesso queste preghiere? Prega dio senza timore: tu non intendi domandargli niente che appartenga agli altri.
Ma, per concludere, com'è mia abitudine, con un piccolo dono, eccoti una verità che ho trovato in Atenodoro: "Sappi che sarai libero da ogni passione quando giungerai al punto di pregare dio solo per chiedere ciò che puoi chiedere pubblicamente". E invece, quanto sono insensati gli uomini! Confidano a bassa voce agli dei i desideri più turpi, ma tacciono se qualcuno accosta l'orecchio, e dicono a dio quello che non vogliono far sapere all'uomo. Vedi, dunque, se è giusto e salutare questo precetto: "Vivi con gli uomini, come se dio ti vedesse; parla con dio, come se gli uomini ti udissero". Addio.

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