domenica 8 giugno 2008

I sonetti di W. Shakespeare


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27

Stremato vado affrettandomi al letto,
riposo caro al viaggio travaglioso,
ma un altro corso mi comincia in testa,
spossa la mente, or che le membra posano.
I pensieri dalla remota stanza
tendono pellegrini verso te,
le palpebre malchiuse mi spalancano
su quel buio, ove ficca gli occhi il cieco.
Se non che l'anima immagina e vede
e ai ciechi sguardi la tua ombra porge,
quale gioiello in notte orrida pende
e, vecchia e nera, la fa bella e giovane.
Così la mente a anotte, il dì le membra
per te, per me, non san trovare quiete.

dal libro I sonetti di Shakespeare ed. Grandi Tasc. Econ. Newton

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