lunedì 23 giugno 2008

Friedrich

Ø Friedrich
Caspar David Friedrich nasce a Greifswald (Pomerania) nel 1774.La famiglia è di umili origini, e la sua infanzia viene segnata dalla morte della madre e del fratello.
Inizia a dedicarsi all'arte sotto la guida dell'architetto Johann Friedrich Quistorp. Nel 1794 si iscrive all'Accademia di Copenhagen, dove segue i corsi di Jens Juel e Abraham Nicolai Abildgaard.Nel 1798 Friedrich si trasferisce a Dresda. Qui entra in contatto con alcune delle maggiori personalità dell'epoca: Goethe, Tieck, Schlegel, Schelling, Novalis. Frequenta anche gli scrittori del gruppo Phöbus: Heinrich von Kleist, Theodor Körner, Amadeus G. Müllner.Dresda è destinata a rimanere la sua principale dimora per il resto della vita. Ma il suo temperamento irrequieto lo porta più volte nella città natale, o in giro per i boschi della Pomerania, sulle montagne dello Harz e sull'isola di Rügen. La grande molla che anima questi movimenti è il bisogno di vivere a contatto con la natura.I primi lavori di Friedrich sono disegni a seppia e acquerello, lavori che risentono del gusto romantico dell'epoca. Nel 1807 comincia a dedicarsi alla pittura a olio. Nascono così i primi capolavori.Nel 1808 realizza La croce sulle montagne (Dresda, Gemäldegalerie). Il dipinto, commissionato dalla contessa Thun und Hohenstein, suscita polemiche per l'audace simbologia legata al paesaggio. Alla base di questa e altre opere si possono collocare l'interesse per l'estetica di Schelling (Discorso sulle arti figurative e sulla natura, 1807) e le idee di Schleiermacher, che vede nella contemplazione della natura uno strumento di elevazione spirituale.
Friedrich è spirito colto e curioso.La sua passione lo porta a leggere i libri di Runge (La sfera dei colori, 1810) e Goethe (Teoria dei colori, 1810). L'influenza di queste letture si avverte nelle opere successive, dove il colore si carica di una nuove suggestioni e valenze simboliche.A partire dal 1810 si dedica all'insegnamento. Il suo temperamento riservato e solitario non gli impedisce di raggiungere il successo.In occasione dell'Esposizione Accademica di Berlino, Federico Guglielmo III di Prussia compra due suoi lavori.Nel 1817 viene nominato membro dell'Accademia di Dresda.Nel 1818 sposa Carolina Bommer.Verso la fine degli anni '10 conosce il pittore norvegese Christian C. Dahl, col quale abita a partire dal 1820, e il filosofo tedesco Karl Gustav Carus, autore di Nove lettere sulla pittura di paesaggio, che diventa suo allievo. È il nucleo di quella che verrà definita la "Scuola di Dresda": la corrente romantica che fa capo, appunto, a Caspar David Friedrich.Nel 1824 si ammala.Negli anni seguenti il suo stato di salute si aggrava. Friedrich comincia a soffrire di un complesso di persecuzione, che allontana molti dei suoi amici.Fino al 1827 riesce a lavorare poco, ma alla fine si riprende.Nel 1835 viene colpito da un'emorragia cerebrale, che lo lascia paralizzato.

Pittore tedesco romantico.
Finora è il più romantico dei tre, sembra accompagnare con le immagini una visione oscura, simile a quella di Leopardi. Esprime un’inquietudine esistenziale, è il primo che ritorna ad inserire il tema della spiritualità, religiosità. C’è ancora qualche rimando ai soggetti medioevali, costante di tutti i romantici.
Attraverso luce, soli, orizzonti, si coglie la piccolezza dell’uomo non come tragedia, ma come consapevolezza, ci si prepara al positivismo.
I suoi dipinti sono molto diversi da quelli degli altri romantici, i suoi sono fatti di pochissime cose, paesaggi naturali sublimi (alta montagna, mare, nebbie, alba e tramonto). Il sublime rappresenta gli stati d’animo limite della natura, l’uomo ama questa natura ma la teme. Una parte di ottimismo è data comunque dalla fede. Friedrich è semplice quasi minimalista, i due principali elementi della sua pittura sono la natura e l’uomo. Il sole, la luna e il veliero sono i suoi soggetti ricorrenti; in particolare il veliero è metafora della vita, e rappresenta il trascorre del tempo dell’uomo con una sorta di curiosità. L’uomo è trasportato dallo scorrere del tempo che subisce passivamente poiché non può fare nulla.

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