lunedì 23 giugno 2008

Friedrich Opere



Viandante davanti al mare di nebbia

L’uomo è tra i più dettagliati look da uomo nobile, diverso dal malato in montagna, con i capelli mossi dal vento quindi è immagine di uomo potente e colto, che però si pone anche lui, come il monaco davanti al mare per riflettere. Sempre controluce, la luce sempre all’infinito.

In questo quadro di Friedrich, forse il più famoso tra i suoi, si avverte immediatamente la poetica del pittore. Il sublime, ossia il senso della natura possente e smisurata, l'emblema del sentire romantico. Un uomo, un viandante solitario, è ritratto di spalle (questo rappresenta la parte inconscia e nascosta del suo animo) in una posa plastica ed è affacciato su di un mare di nebbia che invade un paesaggio montagnoso. Non vi è vegetazione che crea angoli accoglienti. Le rocce sono nere e inospitali. Emergono dai fumi di una nebbia che sembra quasi il vapore che sprigiona la terra dal suo interno. Il paesaggio ha qualcosa di così arcaico che sembra di ammirare la Terra subito dopo la Creazione. L’uomo che ammira questo spettacolo ci dà il confronto tra la piccolezza della dimensione umana e la vastità dell’opera della natura. Il ricorso al punto di vista rialzato, all’altezza della testa del personaggio, favorisce l’identificazione dello spettatore, che è come guardasse dall’alto, a mezz’aria, lo spettacolo della natura così che lo spettatore del quadro deve condividere il suo punto di vista e lo stato d'animo dell' uomo. Che avverte dentro di sé il sentimento del sublime: meraviglia e quasi sgomento di fronte all’immensità dell’universo. Tale incommensurabilità è affermata anche a livello cromatico dallo stacco tonale tra il primo piano e lo sfondo. Il moto di slancio del protagonista verso l'orizzonte è espresso attraverso la configurazione piramidale degli elementi del primo piano, ripresa sullo sfondo dalla sagoma della montagna, il Rosenberg della Svizzera sassone.
La posizione di spalle del protagonista coinvolge immediatamente lo spettatore, proiettandolo nella sua stessa meditazione: l'uomo sta di fronte all'infinito come innanzi a qualcosa di assolutamente inaccessibile, ma ad un tempo ne è affascinato, attratto. L’eroica solitudine dell’uomo davanti l’abisso nevoso fa di questo dipinto il manifesto dell’intero romanticismo tedesco: assorto nella contemplazione dell’infinito, di qualcosa che sta al di sopra della comprensione umana, egli acquista una grandezza tragica. Friedrich si fa nell’occasione interprete del pensiero di Schelling, di Herder e Kosegarten, per il quale l’esperienza della natura è la sola via per raggiungere Dio. Il vero filosofo, viaggiatore solitario, separato dal mondo e allo stesso tempo separato dalla natura, resta dunque estraneo a ogni comunità e, dall’ultimo avamposto del mondo, si confronta con l’indescrivibile visione dell’esperienza estrema. È importante il fatto che l'uomo viene identificato come viandante, che lo ricollega al tema romantico dell'esule.


 
Croce in montagna
Basato sulla simmetria. Friedrich è pre-simbolista. La croce è posizionata all’inizio valle con la sorgente che sgorga ai suoi piedi. Non molto originale.
 
Paesaggio invernale
Il castello è fiabesco, infatti non esistevano guglie così alte; è un’amplificazione all’infinito delle forme, in particolare dell’abete rosso. Il castello sembra proiezione dei due alberi. C’è una croce legata indissolubilmente all’albero e l’uomo in preghiera, è un uomo malato che ha lasciato le stampelle a terra, che è andato a pregare a fatica in un luogo così solitario. Religiosità diversa, non più convenzionale.

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