sabato 21 giugno 2008

Delacroix -

Ø Delacroix
Allievo di Gericault. Nella sua parte giovanile si sente l’influenza di Gericault. Delacroix fu definito "principe dei romantici" e al contempo "puro classico", proprio per la varietà di temi proposti e per l'intensità che sprigionano, e proprio per questa ambivalenza, spesso voluta, ispirò artisti di stile molto diverso. Comunque, è predominante il suo carattere romantico, che vuole l'esplosione di colore e di sentimento, che vuole colpire al cuore lo spettatore e farlo vivere con trasporto il movimento e la tragicità della scena. La sua pittura non risparmia niente a chi guarda: la sua pittura vuole scavare un solco. Il caso di "La morte di Sardanapalo" (1827) è un esempio lampante: schiettamente si rappresenta la tranquillità egoista del re sdraiato mollemente sul suo letto, mentre attorno a lui i servi distruggono tutto ciò che è stato un oggetto del suo piacere, concubine comprese, prima che il palazzo sia preso dai ribelli. La composizione è imprecisa per i canoni classici, non ha una calcolata suddivisione in piani e manca totalmente di misura; la concubina in primo piano torce la schiena un un movimento troppo sensuale per l'epoca, lo sfondo è indefinito. Critiche accademiche: per Delacroix conta la crudezza e la disumanità del gesto, in un forte e brutale realismo mettere a contrasto la bellezza della carne e delle ricchezze con il sangue dell'eccidio, far palpare allo spettatore la mollezza della corte e la brutalità dell'uccisione di donne e cavalli messi alla pari, far sentire il profumo degli incensi e l'odore del sangue. Così "Il massacro di Scio", lancia spezzata in nome della causa greca. In primo piano alcuni paesani greci attendono di essere giustiziati dai soldati turchi. Niente è risparmiato allo spettatore: una madre giace morta in basso a destra, il bambino vuole essere allattato, sopra di essi un cavaliere turco rapisce una giovane, al centro un cadavere seminudo e sanguinante (richiamo ai nudi tragici di Théodore Géricault). Il pittore denuncia la crudeltà dell'oppressore turco sul popolo greco, costretto a subire repressioni inumane, ci mostra la realtà in tutta la sua drammaticità. È un quadro che pugnala al cuore. L'arte dell'epoca aveva bisogno di "truculenza", di uno specchio che focalizzasse le tragedie della contemporaneità, lontano dall'idealizzazione accademico-classica; la svolta fu data dal romanticismo di Delacroix.

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